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Omicidi d’annata

Omicidi d’annata

La donna sa che molto presto morirà. Sa che sta per essere assassinata. Conosce da tempo questa terribile verità, ma come le sia venuta in mente non sa proprio dirlo. Si sente particolarmente agitata, il suo corpo sussulta e i piccoli mostri che albergano dentro di lei sembrano danzare. La stanza dondola nel vuoto e la donna non ricorda nemmeno il suo nome: Alice Leiber, la moglie di David Leiber. Non si sente tranquilla per niente, vede uomini e donne con camici bianchi e mascherine, anche loro sembrano fluttuare nel vuoto. Il senso di paura che prova è a dir poco nauseante, la sensazione di terrore è estremamente dolorosa. Quei medici e David non sanno cosa le è davvero capitato, non sanno che l’assassino è in miniatura: nessuno sa del piccolo omicida... Non dorme più di quattro ore per notte, inizia la giornata leggendo un libro per un’ora circa, beve il caffè e se il permesso della polizia lo consente riesce anche a fare una passeggiata. Più di una volta è stato beccato e accusato di vagabondaggio ed è proprio per questo che si è fatto furbo e si è fatto rilasciare un permesso speciale, così da poter uscire e camminare come crede e quando crede. La situazione per lui non è molto cambiata: quando aveva sedici anni, quattro ore di sonno gli erano sufficienti. Adesso che ne ha venticinque, si può dire che vadano altrettanto bene. Tra i pochi oggetti che ha in casa, degno di nota è il suo rasoio elettrico. Non può radersi con la normale lametta, provoca troppi taglietti e lui è emofiliaco. La sua patologia è un’eredità lasciata da suo padre, che è morto di emorragia, a causa di un’apparente innocua ferita. Non da meno sono alcuni parenti della madre, e la malattia è così arrivata direttamente a lui. Il flacone di pillole coagulanti non lo abbandona mai, potrebbe sempre servire a fronte di un taglio, se pur minimo. La sua vita è pertanto condizionata dalle ore trascorse a evitare gli oggetti taglienti. In attesa che il postino consegni le missive, si siede davanti alla macchina da scrivere per battere le dodici o tredici cartelle narrative quotidiane, che vengono poi riposte insieme alle altre, in un raccoglitore con l’intestazione “NUOVO ROMANZO”. Finalmente arriva la posta: un assegno di trecento dollari a pagamento di un lavoro svolto per una rivista locale, comunicazioni varie e una scatoletta chiusa da un nastrino verde. Incuriosito, slega il nastrino, la apre e il contenuto non è altro che una lama che scatta fuori come una molla, ferendolo. Il sangue inizia così a scorrere... È sdraiato al centro della stanza, le sue ciglia non si muovono e gli occhi hanno lo sguardo fisso al soffitto. I poliziotti girano per casa, i giornalisti scattano foto, i vicini curiosano, sua moglie seduta sulla poltrona lo guarda, ma non sembra triste, tutt’altro. Ci sarebbero mille ragioni per essere arrabbiato, ma non riesce ad esprimere alcuna emozione, il suo cuore è fermo e gelido, perché in realtà è morto...

Una raccolta di quindici racconti questo Omicidi d’annata di Ray Bradbury, storie nere pubblicate tra il 1946 e il 1948 su riviste di genere dell’epoca. Un’antologia questa in cui emerge il grande Bradbury, con il suo stile inconfondibile e con la sua magistrale penna, capace di cimentarsi in qualsiasi prova letteraria. Le storie che animano Omicidi d’annata sono ben incastonate nella letteratura noir di fine anni Quaranta, quando il contesto storico generato dal dopoguerra è ancora particolarmente confuso. L’attenzione è tutta rivolta verso la Guerra Fredda e la preoccupazione degli americani nei confronti dei movimenti insurrezionali filo-russi è molto alta. I racconti noir di Bradbury risentono in maniera importante dell’influenza storica del periodo; infatti, l’evoluzione di ogni singola storia è negativa e non c’è scampo per nessuno. La violenza che si manifesta e il dramma che ne consegue, sono i figli della Storia del momento. Bradbury non descrive la crudeltà delle azioni e delle vicende, non narra dell’efferatezza dei fatti, non sottolinea i gesti. L’autore innalza a protagonista indiscussa la quotidianità, quella stessa ordinarietà di cui i personaggi diventano vittime designate. Magistrale nella sua versatilità la scrittura di Bradbury, scorrevole se pur tagliente nel racconto delle vicende, il cui macabro retrogusto arriva al lettore senza provocare sconcerto, ma consegnando quello sconvolgimento adrenalinico piacevole e interessante. Una letteratura di altri tempi, ma profondamente attuale, questo Omicidi d’annata. L’opera geniale di un autore che ha affascinato intere generazioni di lettori, abituandoli a sognare, a riflettere e a trasformare le proprie idee in splendide creazioni.