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Omicidio alla Garbatella

Omicidio alla Garbatella

Alle due e ventritré del mattino, l’ispettore Paolo Proietti viene svegliato da una telefonata: è il collega Mordelli che lo chiama per avvisarlo che nel quartiere Garbatella, sul luogo del delitto, è stato trovato Ernesto Di Casio, amico fraterno dell’ispettore. Mordelli lo avvisa in modo che possa arrivare e parlare con lui prima che lo faccia il PM. Il suo amico è il principale sospettato: continua a gridare che è tutta colpa sua, l’hanno trovato in stato confusionale e sporco di sangue. La vittima è Prudence, ragazza nigeriana di ventun anni, e si trova riversa su un marciapiede, a fianco ad un cassonetto dell’immondizia, con il capo immerso in una pozza scarlatta. Ernesto, invece, si trova sul sedile posteriore della volante. Lui e Paolo sono amici da quando avevano quattordici anni ma non si vedono da quando, sei mesi prima, Ernesto ha nascosto a Paolo elementi utili alla risoluzione di un caso di omicidio. Paolo è incazzato a morte con l’amico, ma quando lo vede l’abbraccia. E così li sorprende il PM Murati, quando arriva in piazza di Sant’Eurosia...

Sequel de I silenzi di Roma, pubblicato sempre da Frilli Editori nel 2019, Omicidio alla Garbatella racconta un nuovo caso dell’ispettore Proietti, serie noir grazie alla quale Luana Troncanetti ha ottenuto diversi premi e menzioni d’onore. Il romanzo si apre con la prefazione di Andrea Cotti, l’apprezzato autore de Il cinese, il quale individua la qualità dell’autrice “nel riportare la contraddittorietà, le mille sfumature, il confine davvero sottile tra il bene e il male”. La Troncanetti – scrive Cotti – non racconta solo storie, ma mondi. E questi, come i personaggi che li popolano, non sono buoni o cattivi, ma veri e vivi. Ci si inoltra in una Roma descritta non tanto negli spazi fisici quanto nel suo vissuto, “oltre la pelle ammaliante della superficie”, dove c’è il suo “corpo in disfacimento morale”. In un’intervista sul magazine on line “EZrome”, l’autrice spiega che ha iniziato a scrivere intorno ai quarant’anni e inizialmente ha pubblicato scritti umoristici; quando ha scelto il noir l’ha fatto per “intrappolare il male nella carta stampata”, per “tenerlo distante”, poi ha capito di aver “bisogno di raccontarlo per regalare voce ai vessati, agli invisibili, agli inascoltati dalla società”: il noir, per lei, è “la cifra narrativa più coinvolgente, consente di dipingere le tematiche sociali e di sviluppare coscienza e autocoscienza”. Ormai appassionati alle vicende dell’ispettore Proietti, aspettiamo con ansia la terza uscita.