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Omicidio fuori stagione

Omicidio fuori stagione

Il traghetto fende le onde con una lentezza estenuante. Per Henning Olsson, ispettore della scientifica di Malmö, è un viaggio difficile, e farlo con un novellino che non riesce a stare zitto — Kaj Bak, il giovane poliziotto-fotografo che lo accompagna — lo rende una tortura. Henning è già stato a Liten e, anche se non fa quella attraversata da quattro anni, si ricorda ogni dettaglio, come il pub dove è stato più felice e nello stesso tempo più infelice in vita sua. Davanti alla facciata rossa lei non c’è, mentre non fatica a riconoscere il capo della polizia Owe Dahlberg, un individuo poco incline ai sentimentalismi che ha evidentemente pianto: il colpo dev’essere stato durissimo per lui e per tutta la comunità dell’isola: 1989 abitanti, chiusi e ostili verso chiunque viene da fuori. Il corpo della ragazza, Erika Lundström, è stato portato a Mörkrets, un borgo arroccato sulla parte più montuosa di Liten, nonostante il luogo del ritrovamento — il lago Okänd, raggiungibile solo a piedi, attraverso una mulattiera — sia più vicino all’altro paese, Upfinning. L’avversione è ovunque: sembra che tutta la popolazione si sia raccolta con l’unico intento di impedire allo straniero di passare. Nell’ambulatorio del dottor Broman, Henning può analizzare il corpo che, non solo è stato spostato, ma è stato anche manipolato e contaminato: nessuno lì ha idea di cosa fare in caso di omicidio. Quella mattina, un anziano con l’abitudine di salire di mattina presto fino alla sommità del bosco, ha notato un’ombra sulla superficie ghiacciata del lago: pochi passi gli sono bastati per capire che si trattava di una persona e per decidere di chiamare non solo la polizia, ma anche i figli, e riportare il corpo sul molo, avvolto da una coperta. Erika Lundström ora giace nuda in posizione fetale su un fianco, senza segni di violenza, polsi e caviglie legati, destro con destro e sinistro con sinistro, in modo che, in acqua, braccia e gambe sono rimaste obbligatoriamente aperte, facendole assumere una posizione a stella. Giunto poi alla base del monte Darrar, Henning trova troppe impronte, troppe orme e tracce di pneumatici, come sempre succede quando la gente non sa come gestire una scenda del crimine. Ricorda l’Okänd — come la prima volta che, ridendo, ci si era tuffato — e, giunto alla sommità, si volta verso il molo, e sul molo c’è lei...

Non cercate l’isola di Liten sulle mappe, nel tratto di mare tra Svezia e Danimarca: non esiste. Non cercate in rete Arwin J. Seaman: non esiste. O, meglio, è lo pseudonimo di un “grande scrittore italiano sotto copertura”. Di sicuro, invece, leggendo Omicidio fuori stagione troverete una trama, un’ambientazione nordica e personaggi che non hanno nulla da invidiare ai gialli scandinavi di successo. Henning Olsson, considerato un bello e dannato, con il look sempre “total black” e uno sguardo sprezzante, soprannominato “il piccolo principe” più per l’altezza e per l’atteggiamento che in omaggio all’opera di Saint-Exupéry, non ha mai saputo o capito perché la donna di cui si è innamorato, Annelie Lindhal, un’agente capace, con grandi ambizioni e fame di conoscenza, dopo aver frequentato Liten per delle indagini, abbia deciso di trasferirsi su quest’isola sperduta e priva di ogni prospettiva. È per non incontrare Annelie che Henning avrebbe fatto a meno di tornare a Liten, dove non accade mai nulla, ma che definisce “il posto perfetto dove morire”. L’inesperienza della polizia locale, il coinvolgimento personale dell’ispettore della scientifica e di Annelie, le dinamiche relazionali in un contesto isolato dove tutti si conoscono e si proteggono, l’incomunicabilità fra generazioni che vivono in mondi vicini, ma separati ed estranei, l’influenza dei social su ragazzini che si sentono intrappolati — “Se avete creduto alla storia di un mostro a Liten, be’ siete degli ingenui. Non esistono mostri, a Liten. È Liten il mostro” — rendono le indagini ancora più complicate, ma il fallimento non è un’opzione accettabile. La priorità è quella di evitare altre morti, con la consapevolezza che il colpevole non viene da fuori, ma è sempre stato sull’isola. L’autore ha davvero saputo creare un “mondo”, con una sua specifica geografia, dove personaggi ben caratterizzati si muovono e agiscono mossi da tensioni e pressioni esterne e conferma il proprio talento per l’osservazione dei conflitti, delle incomprensioni, delle fratture e degli affetti che si manifestano all’interno dei nuclei familiari e, più in generale, in una comunità ristretta. I dialoghi sono credibili ed efficaci e le parti dedicate alle descrizioni, all’investigazione, all’azione e alle riflessioni dei protagonisti si alternano in modo equilibrato cosicché la prospettiva che questa sia solo la prima delle indagini sull’isola di Liten crea delle forti aspettative e non può che incuriosire i lettori.