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Onibaba - Il mostruoso femminile nell’immaginario giapponese

onibaba

Izanami è la dea creatrice, compagna del fratello sposo Izanagi. Tutto ha inizio da questa coppia primìgena, dalla loro unione guidata dalla volontà di Izanagi nascono le isole del Giappone. Partorire il dio del fuoco si rivela letale per la divinità e la benevola Izanami trova nella morte l’inizio del suo percorso verso la corruzione, la decomposizione, la contaminazione. Dal suo corpo putrefatto hanno origine le otto minacciose divinità del Tuono. Il mito fondativo del Giappone racconta di una spietata dea, energica e combattiva, al comando di un’armata di donne mostruose. Colei che dà vita diviene portatrice di morte. La voce che narra questa leggenda è maschile, e ben sappiamo come il detentore della parola possieda il potere di annichilire e mortificare con il suo giudizio. Non solo tra le pieghe delle antiche leggende ma anche nelle fiabe le donne sono insidiose e pericolose. Lo sanno molto bene i poveri mariti che hanno preso in sposa esseri dalle sembianze ingannevolmente seducenti, dietro cui si nascondono in realtà animali come volpi, serpenti, gru e pesci oppure spiriti spietati. Un uomo non può vivere felice con una creatura femminile, ci sarà sempre qualcosa di nascosto pronto a insidiare l’equilibrio. L’incapacità di definire quegli aspetti incomprensibili nella donna, quel suo sfuggire - alle regole, al controllo - si trasforma quindi in motivo di malessere, preoccupazione e ansietà. Segreti, ecco cosa celano. Un doppio volto, nascosto. Sono orchesse, covano rancore, gelosia, pianificano vendetta. Anche da vecchie restano pericolose, appaiono ancora più spaventose e brutte. Onibaba, yukionna, rokurokubi, yamanba… hanno un nome, sono catalogate, sono solo ed esclusivamente femmine. Affamate, voraci, spietate, ma anche amorevoli e benevole in alcuni casi. Confondono per la loro ambiguità. Indefinibili perché mutevoli…

“Cosa spaventa nella donna, cosa minaccia?” è con questa domanda che si apre il saggio di Rossella Marangoni, scrittrice di origine milanese, studiosa della cultura giapponese ormai da più di trent’anni. Una domanda che nasce spontanea dopo aver incontrato nel vasto panorama degli yōkai innumerevoli spiriti ed entità mostruose dai connotati esclusivamente femminili. Onibaba, yamamba, ubume, yukionna, nureonna, ningyo sono solo alcune delle creature protagoniste dei racconti folcloristici giapponesi. Perché spesso nelle fiabe i vecchietti si presentano come figure gentili e amorevoli, compassionevoli e meritevoli di aiuto mentre le vecchie signore nascondono una natura malvagia, invidiosa e aggressiva? Rossella parte da un’introduzione che contestualizza il declino a cui è andata incontro la figura femminile nel tempo: da una antica società in cui la donna era sciamana, imperatrice, figura cardine in ambito religioso e politico si assiste a partire dall’VIII secolo all’accostamento della figura femminile al concetto shintoista di kegare (contaminazione), contrapposto a hare (purezza). Il percorso affrontato in Onibaba vuole chiaramente offrire uno spunto di riflessione e uno sguardo alternativo sulla tematica delle disuguaglianze di genere, evidenziandone chiare radici in ambito religioso in Giappone. Sebbene lo scritto non sia assolutamente esaustivo sull’argomento (e come esserlo d’altronde data la complessità e la vastità del materiale da cui attingere), ha il pregio di fornire spunti sufficientemente articolati, dettagli ben approfonditi, seppur limitati, e ampia bibliografia di riferimento. L’excursus copre creature mostruose afferenti a diverse categorie, a cominciare da entità divine femminili che, nell’immaginario giapponese di derivazione soprattutto shintoista, manifestano spesso caratteristiche demoniache e malvagie, o quantomeno ambivalenti. Si passa poi alle mogli ingannatrici presenti in innumerevoli racconti dalla chiara voce patriarcale, narrazione dalla forte connotazione didattica di carattere morale; alle orchesse e alle vecchie mostruose; non possono mancare gli spiriti vendicativi dal volto di donna, accecati dalla gelosia. Rappresentazioni teatrali, antiche stampe, letteratura… numerose altre forme di arte raccontano la donna come figura problematica, volubile, sporca. Anche quando sono la bellezza e il fascino a caratterizzarla, resta pur sempre un pericolo. Nella citazione di Jude Ellison Sady Doyle, scelta da Rossella, troviamo una semplice risposta che può fare da incipit a questo interessante saggio: “Un mostro è un corpo che avrebbe dovuto essere sottomesso, ma che è diventato una smisurata minaccia: un mostro è una donna che si è sottratta al controllo (dell’uomo)”.

LEGGI L’INTERVISTA A ROSSELLA MARANGONI