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Opinioni di un altro clown

Opinioni di un altro clown
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Genova. Egidio Tommasoni, cinquantadue anni, impiegato in una fabbrica che produce fòrmica, in nome della crisi viene sbattuto fuori dall’azienda dal suo capoufficio: niente di personale, naturalmente ‒ si giustifica il superiore. Incapace di trovare poi un altro impiego, l’uomo si reinventa clown a chiamata. Va ovunque qualcuno gli proponga una piccola apparizione in cambio di qualche soldo – accettando persino di esibirsi durante un funerale ‒ sempre più rassegnato e ormai preparato a ricevere gli scherni dei bambini, l’elemosina degli adulti e la frustrazione di ricordare un passato di tranquilla normalità a fronte di un futuro senza speranze. A piedi o in metropolitana, giacché la macchina l’ha dovuta vendere per saldare almeno una parte dei debiti, il Tommasoni si sposta tristemente da un punto all’altro della città, da una miseria all’altra proponendo il suo goffo e mesto spettacolino. In un altrettanto mesto negozietto di alimentari si incontra con sua moglie Maria, che ormai lo tratta come un inetto incapace. La donna chiude gli occhi e si tura il naso davanti alla miseria nella quale il marito l’ha trascinata insieme al figlio Nicolino che, a sedici anni, odia suo padre per il buffo nome che gli ha affibbiato. Ma Egidio, da tempo ormai, sta elaborando un piano per vendicarsi. In questo giorno insulso come gli altri accarezza la pistola nascosta nel borsone che contiene il costume da pagliaccio e attende di andare all’ultimo appuntamento della giornata, quello più importante e durante il quale avrà finalmente l’occasione di prendersi il suo riscatto su questa vita insulsa…

Egidio Tommasoni è il nuovo Hans Schnier, il clown protagonista del romanzo di Heinrich Böll del 1963, e risultato della moderna crisi che svilisce l’uomo gettandolo in un baratro umiliante e senza possibilità di risalita. Tommasoni racchiude in sé uno spirito fantozziano al quale manca però il guizzo ironico che rendeva adorabile il personaggio impersonato da Paolo Villaggio. Al povero Egidio tocca vedere di tutto. Il campionario delle meschinità umane è completo: indifferenza, sopraffazione, cinismo, cattiveria gratuita condite con smog, povertà e degrado cittadino. Non c’è un briciolo di possibilità di riscatto per il clown che odia i bambini, odia la sua vita, odia chi in quella condizione ce lo ha mandato e che, pur provandoci, non riesce a cambiare le proprie sorti. Però, nonostante tutto, non ci riesce proprio di volergli bene a questo povero disgraziato, né di provare per lui chissà che grande empatia. Non si coglie lo spirito tragicomico, intenso e dissacrante, annunciato sul risvolto di copertina. Le sfortune continue del misero clown, seppure ingiuste, non ci rendono partecipi delle sue tribolazioni e neppure l’epilogo finale ‒ che già si può immaginare sin dalle prime pagine ‒ non ci fa sorridere granché. Manca quell’ingrediente misterioso, quella sfumatura magica che avrebbe reso il nuovo romanzo di Lorenzo Beccati, autore televisivo per vari programmi e scrittore di thriller storici, una storia cinica, dura e dolorosa come un pugno nello stomaco. Ma così non è e le opinioni di questo altro clown, seppur ben scritte e scorrevoli, restano distaccate e lontane dal renderci partecipi.