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Ora dormono

Ora dormono

Germania, Anni Venti. Nella villa ottocentesca dello psichiatra August Lang si sta divertendo la migliore borghesia della città: medici, avvocati, professori e artisti travestiti per festeggiare il carnevale, in una serata di stravolgimento dei ruoli che però disgusta Karl, il primogenito dei Lang, fervente sostenitore del nascente NSDAP (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) che vede nei deboli e stantii amici dei genitori la vera causa della sconfitta della Germania nella Grande Guerra. A non partecipare alla festa è pure Bruno, il più piccolo della famiglia, che preferisce studiare le più celebri partite a scacchi per battere Konstantin, un paziente della clinica. È stato Konstantin a insegnargli a giocare a scacchi e sarà lui, con il suo amore per Napoli, a instillargli il seme della passione per l’Italia. Nonostante il clima politico si stia surriscaldando, tutti sono convinti che il NSDAP non sia altro che una banda di teppisti guidata da uno più teppista di loro e che tutto sommato si possa fare un bel brindisi alla grande Germania. Solo Greta, la moglie di August, non solleva il calice. Quei discorsi sulla grandezza del suo Paese la ripugnano e il fatto che il suo primogenito militi nell’estrema destra non fa che riempirla di tristezza e vergogna. Per fortuna il NSDAP non può che essere un fuoco fatuo, la propaganda del momento che non ha alcuna possibilità di affermarsi…

Avvincente questa storia familiare vera e immaginaria che ci riporta all’Europa, in particolare alla Germania e all’Italia, del nazismo e del fascismo, della Guerra e della Liberazione. Come scrive lo stesso Cremonini nella Nota a fine libro, il vero protagonista del romanzo non è una persona, ma il Tempo, attorno a cui si svolgono le vite dei personaggi. È un tempo definito, ma non limitato, perché se le vicende principali si sviluppano nella prima metà del secolo scorso, continue sono le incursioni dell’autore in questo passato così vicino al suo presente. Incursioni che, come in un film – del resto Alessio Cremonini, qui al suo esordio letterario, è noto innanzitutto come il regista di Sulla mia pelle e Profeti – ci fanno entrare nella scena, sentire i dialoghi dal vivo, immaginare i ritrovi e le fughe. E il pregio di queste invasioni del presente è proprio riuscire a creare l’atmosfera e a soffermarsi su un gesto o su un’emozione che, forse senza volerlo, ci insegna qualcosa, ci mostra un retroscena nascosto, ci fa notare il dettaglio. La voce dell’autore non tace ma neanche soverchia quella degli antenati, in un dialogo che fa vivere il passato nel presente, ricostruendo la storia di una famiglia così legata agli avvenimenti europei e alle scelte di altri. Del resto chi di noi non si è mai chiesto se alla fin fine la sua vita non dipenda solo dai genitori, dai nonni e dai bisnonni, ma anche dagli zii, dai ministri o addirittura da un Führer? Siamo un intreccio di incontri, di storie, di vite, di errori, perfino di atrocità compiute da altri.