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Orsi danzanti

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Witold Szabłowski viene a conoscenza della storia degli orsi danzanti dal collega bulgaro Krasimir Krumov, conosciuto a Varsavia. Incuriosito, decide di approfondire. Gli orsi per anni sono stati addestrati a ballare. Trattati in maniera brutale, vivendo in simbiosi con i loro padroni. Sono sottoposti a vere e proprie torture per eseguire i numeri degli spettacoli di intrattenimento e perfino dei massaggi. Nel 2007, quando la Bulgaria entra nell’Unione Europea, gli orsi danzanti cessano di essere legali e l’organizzazione animalista austriaca Quattro Zampe apre un centro speciale a Belitsa, vicino Sofia, per accogliere e riabilitare gli orsi. La libertà, per quelli che non l’hanno mai conosciuta - sia orsi che persone - è molto complicata, se non impossibile. Addestrare e far danzare gli orsi è un mestiere, con radici molto antiche, tramandato da generazioni nelle comunità degli zingari. Ogni orso ha un solo padrone e questo legame è suggellato dalla holka, l’anello metallico che si mette, con grande dolore, al sensibile naso dell’animale per poterlo guidare. Sentir raccontare Georgi Marinov della sua adorata orsa Vela, di quando gli è stata portata via, dopo quindici anni di vita insieme, è straziante. Per lui non è un animale, ma un componente della famiglia e la sua partenza per il parco di Belitsa una disgrazia. Anche alla famiglia Stanev vengono portati via gli orsi Miso, Svetla e Mima, sono stati pagati, anzi riscattati. Da quel giorno il vecchio Dimitar Stanev inizia a lasciarsi morire….

Orsi danzanti ha per sottotitolo “Storie di nostalgici della vita sotto il comunismo”. La metafora della libertà degli orsi serve per raccontare anche la difficoltà di adattamento delle popolazioni dell’est Europa alla libertà, intesa non tanto come parola ideale, quanto come libera economia. La tradizione degli orsi che ballano è radicata nella cultura russa, nelle favole dei bambini, nei circhi, e sono prevalentemente i rom i tenutari di questa arte. Szabłowski si muove benissimo nella grande tradizione del reportage e riesce a coinvolgere ed incuriosire chi legge con asciutta maestria, senza prevaricare o giudicare per condizionare il lettore. Espone i fatti e lascia a noi le perplessità, le domande e le conclusioni personali. I rom erano i migliori addestratori di orsi danzanti al mondo, ma dopo il 2007, questo, per legge, finisce. Questi animali, circa una trentina vengono comperati, riscattati per la libertà e portati in un grande parco naturale, a Belitsa, per il reinserimento controllato in natura. Sembra tutto semplice, ma non è una favola bella. Tolti gli orsi ai rom, questi si ritrovano disorientati e sbandati non hanno più, oltre che un lavoro, neanche una ragione di vita. Anche per gli orsi il passaggio alla libertà è difficile. Non sono capaci di vivere in natura, di procurarsi cibo, di andare in letargo. Hanno persino un odore diverso dagli orsi selvatici. Quando viene tolto loro l’anello di ferro dal naso, simbolo della schiavitù, gli orsi rimangono spaesati, quasi fossero nudi, coprendosi il muso con le zampe, perplessi di non avere più la catena, come se mancasse loro questo legame. Se hai vissuto in catene tutta la vita è assai difficile assaporare la libertà, è un concetto che questi animali non conoscono, un’autonomia mai provata che li spaventa. Witold Szabłowski racconta la storia ad ampio raggio intervallando il punto di vista degli orsi, quello dei rom, quello dei cittadini bulgari che non comprendono tutto lo spreco di soldi per gli animali e non per loro. Tutta questa storia diventa il simbolo della difficolta del passaggio dei paesi dell’Est dal socialismo reale alla democrazia. L’economia di mercato ha sì portato libertà e beni di consumo, prima solo sognati, purtroppo però una grandissima fetta di questa popolazione non riuscirà ad accedervi. Nella seconda parte del libro sono le persone a manifestare il disagio del cambiamento: le custodi del museo di Stalin in Georgia, il barista a Belgrado dove andava Radovan Karadzić, Lady Binario, la vecchia polacca senza casa che vive a Londra e molti altri. La nostalgia del comunismo, di uno stato padrone che si prende cura della popolazione, eliminandone i bisogni, si percepisce chiaramente. L'edizione è arricchita dagli scatti del fotografo Albin Biblom, dedicati agli orsi danzanti della Bulgaria e ai loro proprietari. Witold Szabłowski si colloca nel panorama dei grandi autori di reportage a pieno merito. La domanda che rimane al lettore dopo la lettura di Orsi danzanti è se sia così facile raggiungere la democrazia, se per ottenere il benessere e la libertà sia sufficiente sostituire un regime con un altro.