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Ossi di luna

Ossi di luna

Cullen e Danny, giovane promessa del basket, si sono conosciuti all’università, presentati da Evelyn, la ragazza che lui ha poi sposato. Tre mesi dopo le nozze, tornando a casa dopo aver assistito ad una partita del marito, Evelyn ha trovato la morte, assieme ai suoi genitori, in un incidente d’auto. Cullen lo ha aiutato ad affrontare il lutto, offrendogli amicizia e supporto emotivo; poi Danny è volato in Italia, ingaggiato da una squadra di Milano. Lei invece è rimasta a New York, a scrivere articoli per una rivista, e a cercare inutilmente qualcuno con cui costruire una relazione. Una storia di sesso con un fascinoso fotografo tedesco è terminata quando lei ha scoperto di essere incinta: Cullen non ha avuto dubbi, e un pomeriggio d’agosto ha abortito. Subito dopo ha affrontato una profonda depressione che ha tentato di soffocare con il lavoro e la lettura. Alla fine si è decisa: ha scritto a Danny, raccontandogli tutto. Lui ha preso il primo volo, e in pochi giorni, con naturalezza, i due hanno capito di amarsi, e di voler fondare su quel legame una vita insieme. Cullen lo ha seguito a Milano, si sono sposati, e poco dopo si è scoperta di nuovo in dolce attesa. Poi un maledetto infortunio nel corso di un match, gli interventi chirurgici, la fine della carriera da cestista, la necessità per i due di reinventarsi l’esistenza. Danny e Cullen sono tornati nella Grande Mela dove lui ha trovato subito un altro lavoro. Hanno avuto un po’ meno fortuna con la nuova dimora: Alvin Williams, il loro giovane vicino del piano di sotto, un tipo dall’aspetto tranquillo che lei ha incrociato di frequente mentre portava a spasso il cane, è appena finito sui giornali con il soprannome di Ragazzo Mannaia, dopo aver fatto a pezzi nel suo appartamento la madre e la sorella. Sin dall’inizio della gravidanza, Cullen ha iniziato a fare sogni eccezionalmente vividi: visioni oniriche ricorrenti su un’isola, Rondua, ove i mesi sono segnati dal sole che si scinde a metà, e all’orizzonte si possono scorgere immense piramidi color salmone, o le Macchine Dimenticate, reliquie sopite e minacciose di un passato lontano; un posto dove lei è alla ricerca di misteriosi manufatti, gli Ossi di Luna, insieme a suo figlio Pepsi, un bimbo dai riccioli castani e dagli occhi azzurri, e a tre enormi animali: Mr Tracy, un cane con il cappello in grado di fare giochi di prestigio, Felina il lupo, il cammello Marzio. Un luogo in cui lei ha la sensazione di essere già stata...

Jonathan Carroll, annoverato tra i maestri del fantastico anche da colleghi del calibro di Stephen King, Stanislaw Lem (con cui ha condiviso una lunga amicizia) e Neil Gaiman - che gli ha dedicato una splendida pagina introduttiva sul suo sito -, nativo di New York, da anni vive a Vienna con la famiglia. Ossi di luna (Bones of the Moon in originale) inaugura il “sestetto delle preghiere esaudite”, un ciclo di romanzi ambientato in uno stesso universo narrativo, con personaggi ricorrenti - protagonisti in uno, con ruoli secondari, o semplici comparse, in altri -, di cui fanno parte anche Lascia che il passato inizi, I bambini di Pinsleepe, Outside the Dog Museum (non ancora tradotto in italiano), L’assenza e Gli artigli degli angeli. Romanzo fantastico dalle intense sfumature horror, sorretto da una scrittura fluida e avvincente, Ossi di Luna sfiora con delicatezza e nello stile bizzarro, visionario, poetico proprio dello scrittore, il tema del superamento di un evento traumatico. Nel momento in cui i protagonisti sono chiamati a fronteggiare uno o più aspetti oscuri, irrisolti del proprio percorso esistenziale, possono aprirsi varchi tra realtà e mondi onirici e immaginari: i vissuti non elaborati non possono essere affrontati del tutto con le armi della ragione, suggerisce l’autore, ma accedendo a territori “altri”, misteriosi e dall’alto contenuto simbolico. Universi variopinti, come quello dell’isola di Rondua, che sembrano partoriti dalla sfrenata fantasia di un bimbo, e che tuttavia celano pericoli reali. Le aperture tra le dimensioni funzionano in entrambe le direzioni, gli incubi possono divenire concreti, e bussare alla porta di casa. Dell’immaginifico mondo di Rondua restano preclusi al lettore la maggior parte delle storie e dei dettagli, come se Carroll si limitasse ad alzare il velo sul suo teatro delle meraviglie per brevi scorci. Ne deriva una certa sensazione di incompiutezza che il concitato, ben costruito finale non riesce del tutto a riscattare, ma che gli appassionati riusciranno facilmente a perdonare.