Salta al contenuto principale

Ostaggi d’Italia

Ostaggi d’Italia

Adua, 1896; Caporetto, 1917; nord dopo l’armistizio, 1943. Tre soldati semplici raccontano quando furono risucchiati dalla Storia maiuscola nel peggiore dei modi, in momenti tragi-topici dell’Italia unita, attraverso l’ambiguo tramite di una grande personalità, Giovanni Comisso (Treviso, 1895 - Treviso, 1969). Figlio di un commerciante di granaglie e di un’adorante rampolla della medio-alta borghesia risorgimentale, Comisso succhiò da infante il dialetto forbito delle classi agiate e, in questa serra, la sua omosessualità spuntò con la naturalezza del bocciolo, pronto ad aprirsi al mondo e a fondersi col paesaggio, sempre attivamente presente negli snodi del secolo scorso, innanzitutto da legionario dannunziano ed esteta fascista. La sua esistenza sociale si realizzava prevalentemente in una forma modernissima, nient’affatto impolitica, di performance letteraria: stimolava i subalterni a parlare e, soprattutto, a scrivere, affascinandoli e manipolandoli, diventando così anche una specie di talent scout nonché di editor. Fu il caso di un alpino bellunese trattenuto quasi prigioniero in Etiopia dopo la sconfitta che costò fra l’altro 4100 italiani e 2000 ascari uccisi e seviziati, di un granatiere trevisano finito incarcerato in più luoghi dopo la disfatta dell’Isonzo che comportò fra l’altro quasi 300 000 prigionieri e 350 000 “sbandati”, di un marinaio trevisano internato in più lager tedeschi dopo l’8 settembre 1943, tre ostaggi di guerre, da cui il titolo di un saggio storico che introduce le loro memorie scritte e in vario modo pubblicate proprio grazie a Comisso...

Dario Borso (Cartigliano, Vicenza, 1949), già docente di Storia della filosofia alla Statale di Milano e di Estetica alla Facoltà di Architettura del Politecnico, da decenni cura, traduce e scrive vari interessanti volumi. Qui ripercorre i tratti salienti della biografia di Comisso, corredando il testo con illustrazioni e foto in vario modo connesse e con i diari commentati dell’alpino Mariano Callegari (uscito nel 1932), del granatiere Mario Botter (uscito nel 1934, riscritto da varie mani) e del marinaio Luigi Figallo (uscito nel 1949). L’autore spiega le disavventure personali, culturali e istituzionali di Comisso, le complicate sue relazioni con gli estensori dei diari e con altri personaggi più o meno famosi, l’esistenza di variegate testimonianze pubblicate sui medesimi eventi storici, il contesto culturale e il percorso editoriale di ciascun diario con la dotta spiegazione di un ruolo preminente di Comisso nella stesura effettiva o nella revisione finale. Non tutto è strutturato in modo chiaro e facilmente comprensibile. Borso è un profondo conoscitore della storia contemporanea, mostra in più passi acume e competenza, molto lavora con i caratteri e i corsivi del testo, perdendo talvolta cura per la leggibilità. Ciò non toglie l’”autenticità” (claudicante) delle memorie dei tre poveri soldati, il dramma delle battaglie e delle prigionie, paure spaesamenti rimpianti sogni nella vita militare.