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Ottavio di Saint-Vincent

Ottavio di Saint-Vincent

Nella Parigi del Settecento un giovane poeta, ridotto in miseria e oppresso da una noia che rende insopportabile la sua stessa esistenza, vaga senza meta meditando di porre fine ai propri giorni. Contemporaneamente, in un palazzo aristocratico, una giovane vedova, ricchissima e altrettanto annoiata, decide di spezzare la monotonia della propria vita escogitando un gioco singolare: scegliere il primo mendicante incontrato per strada, rivestirlo degli abiti del defunto marito e farne il nuovo padrone di casa. Il giovane comprende il progetto e vi si inserisce deliberatamente, assumendo il ruolo del prescelto. Da quel momento si trova immerso in un mondo di feste, ricevimenti, giochi d’azzardo e rivalità, dove tutti recitano una parte e dove la stessa finzione finisce poco a poco per confondersi con la realtà. Intorno alla duchessa si muovono un principe innamorato, un cugino interessato al patrimonio di famiglia e il Delfino di Francia travestito da servitore. Fortune improvvise si alternano a rovinose perdite e il giovane scopre che dietro quell’esperimento si cela qualcosa di ben più profondo di quanto avesse immaginato. Mentre la ricchezza, il prestigio e l’amore sembrano rendere a portata di mano la felicità, a un certo punto ogni certezza si incrina, fino a condurre entrambi i protagonisti davanti a un interrogativo ineludibile…

Ottavio di Saint-Vincent di Tommaso Landolfi è un romanzo breve dalla forma apparente della fiaba settecentesca e della commedia degli equivoci, ma si trasforma progressivamente in una riflessione sull’identità, sul desiderio e sulla consistenza stessa della realtà. Pubblicato per la prima volta nel 1958, il libro riassume molti dei temi caratteristici di Landolfi: il gusto per il paradosso, l’ironia sottile, la continua oscillazione fra concreto e fantastico, un’inquietudine metafisica. Dopo i colpi di scena iniziali la vicenda procede per dialoghi nei quali i personaggi smascherano progressivamente le illusioni proprie e altrui, mentre la noia iniziale si rivela una condizione esistenziale indipendente dalla povertà o dalla ricchezza. La lingua, volutamente arcaizzante e ricca di inflessioni settecentesche, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, nella quale il gioco delle maschere assume un valore filosofico. Dietro la leggerezza apparente prende forma una meditazione sul carattere inafferrabile dell’esistenza e sull’incapacità dell’uomo di trasformare le proprie possibilità in una realtà pienamente vissuta.