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Otto – Tutti siamo tutti

Otto – Tutti siamo tutti

Roma, 2007. “Forse, finalmente, per la prima volta dopo secoli” per Elena e Giacomo si affaccia timidamente una speranza di vita e di un futuro generoso: nella sala parto di un ospedale, con un dominante senso di trepidazione, hanno appena visto la luce i loro gemelli, una femminuccia e un maschietto. Elena è esausta per il lungo travaglio e sente che ora può rilassarsi e godersi le gioie della vita, mentre Giacomo tiene stretti a sé i due fagottini. All’improvviso rumori assordanti di apparecchiature e luci quasi psichedeliche irrompono nella serenità appena conquistata: Elena ha una forte emorragia e perde i sensi... Parigi, 1879. Nei meandri della notte, Olympia affigge furtivamente un manifesto su un muro della città: rivendica i diritti delle donne e la loro libertà. Improvvisamente una voce suadente la distoglie dai suoi progetti rivoluzionari e la travolge in un vortice di emozioni; l’attrazione che prova per questo sconosciuto riesce a incrinare la sua pragmatica sicurezza. Philippe è bello, conosce bene i giochi della seduzione e Olympia lo segue nei sotterranei della città... Inghilterra, 1820. Il temporale ha lasciato l’ultima scia di pioggia e il giovane Gabriel esce dalla sua stanza, lasciandovi chiusi i versi romantici appena composti. Preferisce una cavalcata fino alla riserva naturale, in cerca di quella sensazione di pace e armonia che solo la natura riesce a regalargli. La quiete che rasserena il ragazzo presto è interrotta da un forte calpestio di zoccoli e davanti gli appare lui, William l’avventuriero, che con il suo sguardo profondo sconvolge a tal punto Gabriel che dopo qualche ora i due giovani si ritrovano nella stanza chiusa, sopraffatti da una passione travolgente. Il giorno seguente, però, William è ben diverso dall’uomo che la notte precedente aveva incantato Gabriel. Impaziente, desidera rientrare a casa sua, dalla moglie... Ravensbruck, 1940. Il fischio di un treno che viene a morire, irrompe nel silenzio assordante del campo. Uomini, donne, bambini, passeggeri del convoglio, sono tutti ignari del loro triste destino. In mezzo a questa folla, la bellezza di Milena è quasi accecante, ma ancor di più lo sono il suo coraggio e la voglia di vivere. Greta, terrorizzata e rannicchiata nel suo angolino, la guarda mentre distribuisce le ultime misere briciole di pane alle altre ragazze. È scettica davanti a questo piglio coraggioso, ma c’è qualcosa di talmente intenso in Milena, che non riesce a distogliere lo sguardo da lei...

In uno dei miti più famosi del filosofo greco Platone, narrato nel Simposio, si racconta che in tempi remoti la stirpe umana era suddivisa in tre generi: l’uomo, la donna, l’androgino. Non aveva le sembianze a noi note, ma una forma rotonda incorporava due entità in un unico corpo con quattro braccia, quattro gambe e due volti sui lati opposti della testa. Ciò conferiva a questi esseri forza e audacia, tanto da renderli arroganti nei confronti degli dèi. Zeus, però, non perdonò la loro insolenza e per punirli, non potendo eliminarli del tutto, decise di indebolirli, separandoli. L’uomo e la donna assunsero l’aspetto che conosciamo, ma da allora cominciarono a cercare, spesso invano, la parte mancante di sé stessi, cioè l’altra anima. Roberta Calandra in questo Otto - Tutti siamo tutti racconta questa attrazione attraverso un viaggio nei secoli. In copertina, un raffinato filo di perle che si intrecciano a formare il simbolo dell’infinito, prefigura l’eleganza di questo romanzo, introdotto da Giovanni Mastrangelo. Lo stesso filo lega le quattro storie su cui si dipana la narrazione, mentre ogni capitolo è preceduto dalla definizione di alcuni concetti significativi per il racconto estratti dall’Encyclopedie. La Calandra, in virtù del suo credo nella filosofia buddhista, non lascia che sia la casualità a unire le due anime, ma sia piuttosto il Karma (ossia la sincronicità degli incontri) a ricongiungerle nel tempo, attraverso la reincarnazione in otto personaggi, distinti, ma intimamente legati. La Parigi della Rivoluzione è il palcoscenico della prima storia, che coinvolge in un amore travagliato Olympia De Gouges, nitida nella sua figura storica e Philippe, alchimista libertino, un misto di figure eccentriche (De Sade, Cagliostro per citarne alcuni). Nel secolo successivo, le due anime si ritrovano nell’Inghilterra del 1820 nelle figure di Gabriel e William (liberamente ispirate ai poeti romantici J.Keats e P.B.Shelley), uniti da un amore burrascoso e segnato dagli eccessi personali di ciascuno dei due. Fra loro si insinuano una donna, la moglie di William (ispirata a M. Shelley di Frankenstain e moglie di Shelley) e la Guerra di Indipendenza del popolo greco della quale William, come l’amico Lord Byron, è sostenitore contro l’impero ottomano. Nella Germania del 1940, invece, la coppia si reincarna in Milena e Greta e la storia, liberamente ispirata al libro Milena - L’amica di Kafka di M.Buber Neumann (Adelphi 1999), narra un amore vissuto nell’incubo dei lager nazisti. L’ultimo atto si svolge a Roma, dove Elena e Giacomo si ritrovano in una sfrenata società moderna. La Calandra sceglie periodi storici cruciali per l’Europa, ma concede il finale ad un momento apparentemente anonimo, che forse racconta un po’ della scrittrice stessa, della sua passione per il teatro, dell’infanzia affettivamente disturbata e del suo coraggio nello scrivere un libro intraprendente in un momento in cui “l’editoria italiana manca di coraggio”. Otto nasce come sceneggiatura (pubblicata da Arduino Sacco) e vince anche come opera teatrale, il “Premio inediti Elsa Morante 2012”. Si tramuta infine in romanzo e il passaggio nel mondo letterario ci regala un libro compiuto, complesso, con una commistione di generi letterari che si fondono perfettamente e una scrittura che si muove sinuosa sulla scia dei periodi storici raccontati: a Parigi è alchemica, in Inghilterra profondamente poetica, in Germania incisiva e a Roma diventa leggera e fluida. Insomma, un romanzo bello e insolito che “parla di persone che per l’amore, per l’arte hanno dato la vita e in un momento in cui tutti si preoccupano solo di cose futili, questo serve”.