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Pablo Escobar

Pablo Escobar

Simòn Bolìvar el Libertador sogna di creare nel Sud America il medesimo progetto unionista che ha visto cinquant’anni prima la formazione degli Stati Uniti d’America. Il progetto fallisce quando la Colombia reclama l’indipendenza ottenuta faticosamente dalla Spagna. Inizia quindi un lungo periodo di turbolenze che culmina con la guerra civile degli anni Cinquanta, definita nel paese come il periodo della Violencia. Ne risulta un terribile colpo di stato militare. In questo travagliato scenario nasce Pablo Emilio Escobar Gaviria, nel 1949. Lo scenario politico colombiano è destinato a peggiorare ulteriormente negli anni Sessanta e Settanta con la comparsa di gruppi guerriglieri di matrice marxista-leninista come le Farc o il Movimento 19 aprile. In questa grande confusione politica il sogno criminale di Escobar, passato dall’essere un piccolo contrabbandiere a leader di uno dei più potenti cartelli del narcotraffico del paese, si espande a livelli impensabili. La febbre del consumo di cocaina infatti investe il mondo, compresi i paesi vicini alla Colombia come Perù e Bolivia, ma risparmia la Colombia che si occupa esclusivamente del suo smercio con i suoi due cartelli più importanti: quello di Calì e quello di Medellin. Il figlio del contadino diventa quindi re, il re della cocaina, diventando uno dei più grandi criminali di tutti i tempi...

Pablo Escobar è probabilmente la figura criminale più celebre di sempre. Un uomo che nel 1989 la rivista “Forbes” inserisce nel settimo posto degli uomini più ricchi del mondo. Si è scritto e detto di tutti su questo personaggio tanto controverso, sulla sua vita è stata prodotta una serie Netflix di enorme successo come Narcos, che ha suscitato grandi polemiche. Cosa aggiungere quindi? Domenico Vecchioni, diplomatico di lungo corso e già ambasciatore italiano a Cuba, ci dona una biografia completissima del narcotrafficante che va di pari passo con la turbolenta storia della Colombia. Una storia personale profondamente condizionata dalle fasi violente del paese che successivamente si va a sovrapporre e a contrapporre a quella collettiva, quando Escobar intraprende una vera e propria guerra senza quartiere allo Stato e si propone come alternativa al governo. La lettura risulta quindi al contempo avvincente come una serie tv e istruttiva come un saggio di storia. Il ritratto che l’autore dipinge dell’uomo Escobar non fa sconti, ne smantella pezzo dopo pezzo il mito e ne mette in evidenza la violenza, la megalomania ma anche il genio, in un certo senso. Interessanti e quasi inediti i dettagli dell’adolescenza del narcotrafficante.