Salta al contenuto principale

Pachinko - La moglie coreana

Pachinko - La moglie coreana

Dei tre figli maschi avuti dal pescatore e da sua moglie, Hoonie era il più fragile – con il suo labbro leporino e la zoppia – ma è stato anche l’unico a sopravvivere. È da tutti ritenuto un giovane diligente e sveglio, un gran lavoratore, un orgoglio per i genitori, che se ne prendono cura con amore, convinti che i suoi difetti fisici gli impediranno di avere una vita “normale”. Quando Hoonie ha 28 anni finalmente si sposa con una ragazza orfana di madre che proviene da una famiglia poverissima: il suo nome è Yangjin. La loro unione procede serena in mezzo ai tumulti della vita, ma la coppia perde numerosi figli: finché non arriva una bambina che riesce a vedere la luce, sopravvivere e diventare la più grande gioia di Hoonie, Sunja. Sunja è forte, senza alcun difetto fisico, bella, affettuosa, innamorata del padre. Morto Hoonie, Yangjin e sua figlia non si danno per vinte e insieme continuano a gestire la piccola pensione di famiglia nel villaggio di Yeongdo, dove accolgono e offrono ospitalità a pescatori, lavoratori, viaggiatori. Sunja cresce, diventando una giovane donna sempre più bella, eppure nessuno sembra volerla in moglie, forse per la sua genetica, per il rischio che sia portatrice di qualche malattia o deformazione come il padre. Un giorno però conosce Hansu, un elegante agente di commercio, che con lusinghe e promesse la fa sua e dalla loro relazione Sunja rimane incinta. La ragazza non sa che l’uomo che ama è già sposato in Giappone, che non può prenderla in moglie, che lei è solo una delle tante amanti, la prediletta, ma comunque un’amante. Non sa che quello a cui Hansu l’ha condannata è un destino travagliato...

Min Jin Lee, autrice americana di origini coreane, vive stabilmente a New York da diversi anni. Il romanzo è frutto del periodo trascorso a Tokyo dove la scrittrice ha approfondito le storie e le condizioni degli emigrati coreani in Giappone ai tempi dell’occupazione nipponica del Paese. Si tratta di una storia di resilienza - parola spesso abusata, ma qui assolutamente calzante -, una storia soprattutto di donne: sono le due cognate Sunja e Kyunghee a sostenere la famiglia nei momenti più terribili, ad affrontare le umiliazioni, a compiere sacrifici. Sono donne sottomesse a schemi di comportamento, a pregiudizi forti eppure capaci di dimostrare una determinazione indispensabile al bene dei propri cari. Il romanzo si presenta come una sorta di saga familiare o di romanzo di formazione, in cui protagonista è principalmente Sunja, che da bambina adorata diventa donna consapevole, tenace, pronta ad affrontare ciò che la vita le riserve con coraggio. Sullo sfondo scorrono gli eventi storici più importanti che impattano decisi sulle vite dei personaggi: la conquista giapponese della Corea nel 1910 e la conseguente dominazione che i coreani si trovano costretti a sperimentare; la Seconda guerra mondiale e le alterne vicende del Giappone; il complesso dopoguerra e le speranze di un ritorno in patria che appare sempre più distante. L’opera di Min Jin Lee offre così uno sguardo nuovo su un versante del mondo che forse solo negli ultimi anni è stato adeguatamente rappresentato, uno sguardo gettato da occhi femminili che consentono di scendere ancor più nel dettaglio dei complessi meccanismi che animano un microcosmo di valori e di abitudini diverso dal nostro.