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Pacifico Antico

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Più o meno ogni due anni, i primi di giugno, si organizza con i soliti sei amici per un viaggio su un’isola del Pacifico. Lo scopo è ristorare lo spirito, ricaricarsi prima delle vere ferie estive. E quell’isola offre esattamente quello di cui tutti hanno bisogno: donne. È stato un anno parecchio stressante, e gli ultimi eventi prima della partenza lo hanno scosso particolarmente. Al momento del decollo gli occhi iniziano a cedere alla stanchezza ed entra in quello di stato di semi incoscienza che precede il sonno. Prima di abbandonarsi completamente e dormire gli ritorna in mente un sogno che ha fatto qualche tempo prima, e questo è accompagnato da una sensazione forte, tanto che gli sembra ancora di viverlo. Il sogno risale a due settimane prima, quando, durante il weekend, ha organizzato con Giulia una gita al lago. Giulia lavora da un paio di mesi come stagista nel suo studio. Di lei lo hanno colpito l’odore dolce di primavera che emanano i suoi capelli e i suoi glutei scultorei. L’ha incontrata una sera in un bar della zona dove lavorano, lei era con altre ragazze e lui si è aggiunto al gruppo. A fine serata lui l’ha accompagnata a casa col tram, sperando di salire da lei e “concludere”…

Leggendo Pacifico Antico ci si trova immersi in una storia inaspettata. Il titolo è un omaggio alle letture preferite dell’autore (London, Salgari, Conrad) perché evoca i paesaggi del sud est asiatico che quei racconti contengono. Il romanzo si compone di tre parti, tutte accomunate dal tema del sogno e più si va avanti con la lettura, più la narrazione diventa vertiginosa e confusa, a tratti conturbante. Tutta l’opera potrebbe essere letta come una moderna e surreale rilettura del mito di Don Giovanni. Il protagonista infatti è assimilabile al personaggio di Mozart (difatti l’autore trae ispirazione proprio dal suo personaggio) e in questo caso veste i panni del tipico uomo in carriera che va a caccia di giovani e belle ragazze da sedurre e portarsi a letto. Gli elementi di originalità sono dati dall’inserimento del tema del turismo sessuale, giacché il “viaggio spirituale” altro non è che la ricerca di donne esotiche con cui poter passare nottate bollenti. Peccato che dopo la prima notte di fuoco, il protagonista si svegli malato e il viaggio possa dirsi concluso. Mano a mano che il delirio febbrile aumenta, l’universo onirico si sovrappone alla realtà, fino a raggiungere un conturbante e surreale epilogo, che comprende l’esistenza di vampiri. E questo è il secondo elemento originale di questa rilettura: l’inserimento di un fattore preso in prestito dalla letteratura horror, sommato al clima onirico che avvolge tutta la storia, contribuisce a creare un universo straniate e surreale, in cui il lettore perde i punti di riferimento a cui è abituato. Il protagonista, a cui piace conquistare donne e fare sesso, pagherà questa sua brama con la corruzione della sua stessa carne: la morale è stessa di quella del Don Giovanni di Mozart, e il parallelismo tra le loro “discese agli inferi” come punizione per i loro comportamenti libertini è esplicito.