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Padovaland

Irene lascia gli studi universitari prendendosi una pausa sabbatica di un anno e lavora come cassiera in un supermercato. Di fronte alla sua postazione al reparto gastronomia c’è Rocco Zandonà, un cinquantenne che mette in giro strane voci su di lei, originando spiacevoli episodi di mobbing durante il lavoro. Dopo un breve battibecco, Rocco le confessa di essere attratto dalle sue tette. A una festa di laurea i due si danno un bacio e iniziano un’intensa storia d’amore. Nel frattempo il fratello di Irene, Fabio, guarda ossessivamente tutte le foto di Catia su Instagram. Per qualche giorno Fabio ospita Daan, un ragazzo olandese, in Veneto per una ricerca sulle ville del Palladio. Il suo egocentrismo pieno di autocommiserazione lo rende insopportabile agli amici, soprattutto dopo l’ennesimo bicchiere di spritz. Giulia, amica di Irene, sta tentando di chiudere la tesi di laurea e tra una pedalata e l’altra fotografa immagini, edifici e particolari architettonici della desolata periferia padovana. A una festa di laurea conosce Andrea, che viene ripetutamente maltrattato dalla fidanzata…

Miguel Vila, classe 1993, esordisce con questa graphic novel che ritrae impietosamente i quartieri e gli abitanti dell’hinterland patavino: il paesaggio è pieno di centri commerciali, casette a schiera con giardini più o meno curati, parchi divertimento (Padovaland è un famoso parco acquatico alle porte della città del Santo), bar anonimi, chiese perlopiù vuote, rotonde, cemento e tonnellate di decadenza medioborghese. La cattiveria e l’ipocrisia venete si delineano dal punto di vista grafico grazie a un tratto semplice ma intenso, che ricorda il miglior Nick Drnaso, mentre dal punto di vista narrativo attraverso una meditata costruzione dei personaggi che trova in Altman (America Oggi) e in Mendes (American Beauty) due padri nobili. La bravura del giovane autore padovano sta nell’intrecciare le storie apparentemente banali dei protagonisti in un nucleo narrativo che fa emergere senza troppi filtri le problematiche della provincia e della suburbia del “mitico” e miracolato Nord-Est. I genitori preoccupati del lavoro dei figli, i giovani preoccupati per questioni marginali, senza apparentemente nessuno scopo se non uscire per lo spritz o impensierirsi per qualche festa di laurea mal riuscita. È questa la vera essenza dell’Italia che produce? Ci siamo ridotti così male per portare a casa un pezzo di pane a fine mese? Padovaland è uno dei più azzeccati ritratti della grande periferia (non solamente padovana) degli ultimi anni.