Un piccolo miracolo inatteso o l’ennesima bocca da sfamare. Al capo opposto di due diversi punti di vista, Dan e Jada diventano papà. Per la primissima, meravigliosa volta per Dan, l’ennesima per Jada. Quante terapie faticose, quanti medici, quante preghiere per quel figlio che non voleva arrivare. Tanto che quasi, dopo tanto tempo, era quasi subentrata la rassegnazione. Ora Dan era pronto a rivoluzionare la sua vita, la sua casa, le sue abitudini, mentre Jada già pensa ai soldi in più che gli toccherà grattare in qualche modo dalla sua vita miserabile. Due esistenze così diverse che normalmente non si incontrerebbero mai e che solo una corsia di ospedale riesce a far incrociare. D’altra parte, la natura non conosce divisioni sociali, anzi il più delle volte tende ad abbatterle. Chiusi nell’abitacolo dell’ascensore per quei secondi necessari ad andare da un piano all’altro, non sono più uno sceneggiatore di successo e un criminale di strada, ma due padri a modo loro felici. E tali continuano a essere più tardi, quando brindano con diverse birre ai nuovi arrivati dentro a un affollato bar di Glasgow. Dan e Jada, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il simbolo della borghesia più molle contro la rappresentazione più esemplare del parassita sociale. Persino il linguaggio li divide, quello di Dan naturalmente raffinato e attento come di chi usa le parole per lavoro, quello di Jada scurrile e intriso dello slang di strada, al limite del comprensibile. Due vite che si lambiscono appena per la prima e l’ultima volta, se le cose andassero nel modo in cui devono andare. Ma il destino ama divertirsi, e spesso gioca sporco…

La cifra della produzione letteraria di John Niven è sempre stata l’umorismo, materia assai difficile da maneggiare ma che lo scrittore scozzese ha declinato il più delle volte con perizia. I suoi spunti sono sempre brillanti e originali: dal Gesù Cristo che decide di rifarsi un giretto dalle nostre parti in A volte ritorno alle vecchiette terribili di Le solite sospette. In Padri nostri il registro però è cambiato. Dopo un inizio dai toni come sempre spensierati, anche se decisamente privi di quel pizzico di surreale a cui aveva abituato i suoi lettori, Niven imprime al corso della sua storia una svolta decisa e drammatica, trascinando i personaggi - e il lettore insieme a loro - nel conseguente abisso morale. Ė così che Padri Nostri si trasforma da romanzo di intrattenimento leggero a libro profondo e per certi versi disturbante, capace di coinvolgere il lettore come forse mai Niven era riuscito prima. Il colpo di scena, la frattura che altera tutto lo status quo, è finemente preparato: Niven trascorre il primo terzo del suo libro ad avvicinare lettore e personaggi, ce li fa amare per sfruttare al massimo l’empatia nel momento del rovescio. L’approfondimento psicologico è lucido e credibile, così come la trasformazione (o trasfigurazione) del personaggio che svetta su tutti, Dan lo sceneggiatore e neo-padre, a cui i lettori assistono con crescente sgomento. Un romanzo veramente maturo, credibile nel suo sondare la natura umana, freddo nell’esplorarne gli abissi e abile nel restituirci una cattiveria che spinge a interrogarci, più volte, quale sarebbe il nostro comportamento se ci trovassimo al posto del protagonista.