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Paesaggio con ombre

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Settembre. Sera. Il ponentino abbraccia Roma e le sue strade. Il taxi Siena 23 sosta con il motore acceso davanti al Parco della Musica, nel quartiere Flaminio. Debora Camilli, la tassista più refrattaria alle regole della città, ha appena condotto a destinazione tre musicisti insieme al loro voluminoso carico di strumenti. Durante la corsa, qualche parola con il flautista finlandese è riuscita a scambiarla e, nonostante il suo inglese non proprio eccellente, ha capito il succo di quanto il giovane le ha raccontato. Mentre lui parlava, lei ha contrappuntato il monologo con esclamazioni d’ammirazione e d’assenso e ora che i tre sono scesi dall’auto e che manca un’ora e mezza alla fine del turno, Debora pensa che potrebbe farsi uno sconto sull’orario di lavoro e, magari, aspettare il finlandese fuori dall’Auditorium. Peccato che l’impiegata della cooperativa per la quale lavora non la pensi come lei. La raggiunge infatti via radio, per informarla che deve recarsi al Circolo Canottieri, al Lungotevere Flaminio, per rispondere a una chiamata. Debora è costretta a dire addio alla serata che già immaginava di trascorrere con il flautista e parte verso la direzione che le è stata indicata. Appena svolta sul Lungotevere, qualcosa la fa prima rallentare, poi inchiodare. Un’auto della Municipale e una pantera della polizia, con il lampeggiante acceso, sono vicine alla scaletta che scende al fiume. Si sente, in lontananza, la sirena di un’ambulanza che si avvicina. Fregandosene del cliente che l’aspetta al Circolo Canottieri, Debora spegne il motore della sua auto, scende e si avvicina. Scopre così che una donna che stava passando lì davanti insieme al suo cane ha scoperto un cadavere nel fiume. Quando Debora arriva a casa, è ormai buio. Nel tragitto non ha fatto che pensare al corpo ripescato dall’acqua. Le piacerebbe saperne di più. Il giorno successivo, sulla cronaca di Roma di un quotidiano, legge una notizia riguardante il ritrovamento. Poche righe che non spiegano quanto sia accaduto e non rivelano l’identità del cadavere. Potrebbe chiamare Raggio, il commissario, che magari conosce qualche particolare in più. È chiaro che si tratta di un pretesto per sentire di nuovo la voce dell’uomo che le è rimasto nel cuore…

Una nuova avventura per Debora Camilli, la taxista romana che nel passato ha coltivato il desiderio di diventare ispettrice e ha studiato in questo senso, anche se la vita ha deciso per lei e le ha disegnato una strada diversa. Ma le passioni non muoiono mai ed ecco dunque che, ogni volta che se ne presenta l’occasione, la giovane donna - determinata e fragile allo stesso tempo - si impegna a dipanare l’intricata matassa di fronte a cui il caso la pone. Questa volta si tratta di un cadavere recuperato dalle acque del Tevere; una morte considerata all’inizio un probabile suicidio, al quale tuttavia Debora non crede. Scoprire l’identità del morto non sarà semplice ma, una volta individuata, si apriranno per la tenace taxista le porte di un mondo, quello dell’arte, che si rivelerà tanto affascinante quanto delicato. Tra restauri, quadri di valore e gallerie d’arte, Debora e la nuova squadra investigativa, accanto alla quale svolgerà le sue indagini informali, si dovranno muovere con cautela, per districare le fitte maglie di una vicenda davvero contorta. Nora Venturini - regista teatrale e sceneggiatrice - regala al lettore una nuova appassionante vicenda che, come quelle che l’hanno preceduta, dosa sapientemente gli elementi classici del giallo con la precisa descrizione dei conflitti interiori della protagonista, che tende spesso- sia nel lavoro che nella vita privata- ad avvicinarsi troppo a situazioni che potrebbero scottarla, ben consapevole di farlo. Il suo interesse per il commissario Raggio, da poco promosso alla Omicidi, è evidente e probabilmente ricambiato. Ma, come al solito, le cose non sono mai semplici e un terzo incomodo, anzi una terza incomoda, porterà un notevole scompiglio e sconvolgerà equilibri già di per sé parecchio precari. Un’indagine appassionante, che rivela un mondo - quello dell’arte - che altro non è che un pantano carico d’insidie; una città – Roma - raccontata con l’accuratezza che è giusto riservare a una protagonista, portando l’attenzione del lettore sui suoi aspetti più caratteristici: il traffico, i localini tipici, le botteghe di quartiere. Una scrittura travolgente come la protagonista e un uso misurato dei dialoghi, precisi e mai utilizzati a caso. Un’ottima prova per l’autrice, abile nell’accendere l’interesse del lettore, che chiude il romanzo sperando che un seguito delle vicende di Debora non tardi troppo ad arrivare.