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Panico

Panico

Luglio 2020. Nella cella 2607 del Braccio degli sconsiderati scassafamiglie del Purgatorio dei perversi, Fred Otash rimugina amaro da ventotto lunghissimi anni. Tutte le scemenze religiose di cui si prendeva gioco da ragazzo si sono rivelate vere: l’Inferno, il Paradiso, il Purgatorio, appunto. Un posto veramente di merda: “Sei intrappolato nel corpo che avevi sulla Terra quando sei morto. Da mangiare c’è solo cibo da aereo (classe economica). Niente alcol, niente intrighi vivaci, niente donne”. Le vittime del suo lavoro terreno, quelli a cui ha rovinato la vita, lo vengono ogni tanto a trovare, gli rammentano i suoi misfatti e lo pungolano con attizzatoi roventi. Otash è sinceramente pentito ora, ma cosa doveva fare allora? Era il suo lavoro: “Incastravo celebrità corrotte e politici stronzi e li mettevo all’angolo su «Confidential». Ho venduto l’anima a quella rivoltante rivista”. Ma i guardiani del Purgatorio ora propongono un accordo: Fred confesserà tutte le sue malefatte e per lui si apriranno finalmente le porte del Paradiso… Agosto 1992. Al ristorante “Nate & Al’s Deli” il settantenne Fred Otash sta tenendo banco. È in peeeessima forma, beve una bottiglia di whisky e fuma tre pacchetti al giorno, ha un enfisema e una pompa nel retto. Sta mangiando in compagnia di alcuni suoi amici, malandati come lui, anche loro relitti della Los Angeles che fu. Ridono, dicono porcate, bevono e mangiano. D’un tratto Fred avverte una fitta di dolore al petto. Per farla passare inghiotte pillole di digitale e generose sorsate di whisky, ma non passa. Poi un capogiro, il buio, il tavolo che si rovescia, tutto diventa nero e Fred muore… Febbraio 1949. Fred Otash, ex marine bello e dotato, “tonico trombatore di troie a tre alla volta”, è nel Los Angeles Police Department da poco più di tre anni e da poco più di tre anni arraffa soldi a deeeestra e manca. Arriva la segnalazione di un Codice 3, una sparatoria: due uomini a terra, un poliziotto della Stradale ferito molto gravemente e un rapinatore ferito lievemente. Un duro della Squadra Rapine, Harry Freemont, fa capire a Fred che è la sua occasione per guadagnarsi la stima dei colleghi. In questi casi si va a prelevare il tizio che ha ferito/ucciso un poliziotto con i documenti di trasferimento in carcere, lungo la strada si simula un’aggressione da parte del tizio e lo si fa fuori senza pietà, un delinquente di meno. Fred fa esattamente così, va a prendere quel drogato insolente, Ralph Mitchell Horvath, e appena sono soli gli spara in bocca. Il tizio lascia una vedova e due figli. Fred, roso dai sensi di colpa, fa un bonifico anonimo alla vedova una volta al mese…

L’espediente letterario del pentimento post mortem (peraltro la cosa meno riuscita del libro) e l’approccio turbo hard-boiled che sono alla base di Panico corrono il rischio di farci trascurare che gran parte degli eventi qui descritti, anche i più sordidi, sono reali. Fred Otash è stato davvero un veterano dei marines, un agente di polizia corrotto, un investigatore privato (nella sua carriera ha indagato anche su Marilyn Monroe, John F. Kennedy e Frank Sinatra), un ricattatore, un informatore della rivista scandalistica «Confidential». Il personaggio di Jake Gittes nel film Chinatown, interpretato da Jack Nicholson, è ispirato proprio a Otash e lui stesso ha pubblicato nel 1976 un memoir pieno di rivelazioni scottanti. Ma – per quanto vanitoso e schizzato (parliamo di uno che sui biglietti da visita oltre al numero di telefono faceva scrivere la lunghezza del suo pene) – Otash non avrebbe probabilmente mai immaginato quello che James Ellroy, il più grande romanziere noir vivente, ha fatto della sua figura. Prima l’ha inserito in due magnifici romanzi (Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio), poi gli ha dedicato un racconto (Ricatto) da cui poi ha sviluppato questo romanzo, in cui la buonanima di Freddy racconta un decennio della sua vita, dalla fine degli anni Quaranta al 1960, tra segreti, droga, pestaggi, tangenti, perversioni e complotti politici. Prendete il circo di Hollywood Babilonia (le orgette con l’insaziabile Liz Taylor + Joi Lansing e starlette varie, la ricerca di una finta moglie stipendiata per Rock Hudson al fine di smentire le voci sulla sua omosessualità, le marchette di James Dean, John Wayne scatenato crossdresser, Burt Lancaster sadico master di session di tortura riprese dal regista Fritz Lang e poi proiettate per una clientela selezionata, Natalie Wood lesbica sadomaso, June Christy ninfomane con una passionaccia per i superdotati, Alfred Hitchcock guardone e via discorrendo), aggiungete un serratissimo plot crime inzeppato di violenza e trame spionistiche da Guerra Fredda e avrete già un cocktail esplosivo. Ma a fare da detonatore c’è la scrittura di Ellroy, qui assolutamente senza freni: neologismi, allitterazioni, espressioni gergali – tradurre questo romanzo, sebbene Alfredo Colitto sia un vero fuoriclasse, deve essere stato un incubo! – e un comicissimo trascinamento delle parole (esempio: graaaande, preeesto, interessaaaante) che però non rende mai caricaturale l’insieme, anzi gli dà energia. E poi tenerezza, amore, malinconia, morte, rimorsi. Ellroy elevato al cubo. Vi prego, datemene ancora.