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Paolo & Francesca – Romanzo di un amore

Paolo & Francesca – Romanzo di un amore

Francesca è una bellissima ragazza. Un po’ ribelle, ma non nel senso cattivo del termine: fa quello che pensa sia giusto, soffre un po’ le regole restrittive del castello di Bertidoro, una rocca all’interno delle cui mura la famiglia si è ritirata dopo le avversità che suo padre, Guido da Polenta, sta affrontando contro i Traversari. Lei adora stare in cima alla torre e guardare il mondo in basso; adora leggere e ha una passione folle per Lancillotto del Lago, protagonista di un testo in francese di cui il padre le ha procurato il testo manoscritto. È una ragazza di 16 anni, in quel 1275, e su questo amore per Ginevra sogna! Ma spesso viene portata bruscamente alla realtà dalla voce insopportabile di monsignor Rigoldi, il suo precettore che, ovviamente, lei detesta e che chiama “Pan di zenzero” per la carnagione scura, come se fosse cotto al forno. La punisce con un’interrogazione in Storia e in Latino decisa per il giorno dopo e la promessa di dire tutto ai genitori che le proibiscono di stare sulla torre. “Pan di zenzero” è davvero perfido, ma lei scappa di nuovo e scende in cortile, direzione stalle: mons. Rigoldi ha troppa paura di Tristano, il cavallo di Francesca e se ne tiene lontano. Il giorno dopo lei risponde con precisione a tutte le domande delle interrogazioni. Con lei c’è Cornelia, la sua migliore amica, figlia del primo cavaliere di corte, Lamberto Pritoni. Sono in molti, a corte, a sostenere che sia proprio lei la cattiva consigliera di Francesca. Le due giovani vanno a leggere ancora una volta di messer Lancillotto e Ginevra, finché la balia non entra per dire che Guido da Polenta è tornato a casa e vuole vedere la figlia nella sala d’armi. Il condottiero può rientrare finalmente a Ravenna, grazie alla preziosa collaborazione in guerra di Giovanni Malatesta che, in cambio, chiede di sposare Francesca, la cui bellezza è ormai leggendaria, mentre Giovanni bello non è per niente ed è pure zoppo...

Fa un certo effetto leggere Matteo Strukul alle prese con l’amore per eccellenza, ma forse la motivazione di siffatto ardore si ritrova nella dedica alla moglie Silvia: “Io, per merito tuo, quell’amore infinito lo vivo in ogni istante della mia vita”... Ma per fortuna, perché sulla storia di Paolo e Francesca, diventata famosa per i versi di Dante nella Divina Commedia, non si sa tantissimo. Strukul però con le sue ricerche è riuscito a creare uno scenario verosimile. L’idea che se ne trae è che non sia solo la storia di un tradimento, ma di un vero e proprio complotto di famiglia (da parte dei Malatesta, ovviamente) nei confronti di una giovane impulsiva e desiderosa di amore, anche se il marito non l’ha mai capito. Quindi, proprio perché moglie del primogenito, non le basta di aver dato alla luce una figlia femmina (il maschio muore alla nascita), deve assicurare un erede e questo la indispettisce perché si sente considerata come un “forno”, ma soprattutto perché, dopo avercela messa tutta, riceve dal marito solo indifferenza. E così, diventa complotto di famiglia avendo contrari Malatesta e Margherita, i suoceri, Malatestino, il cognato guercio, lo stesso Giovanni Malatesta, quel marito zoppo con non poche colpe, a cominciare dal fatto di non aver avuto il coraggio di presentarsi il giorno delle sue nozze, sposandosi per procura e facendosi rappresentare proprio da Paolo e senza che Francesca sapesse niente... Ma per la famiglia si fa tutto e Francesca se lo chiede: “La famiglia! Possibile che esistesse solo quello?”. Eppure a quei tempi, di regola, i matrimoni erano combinati proprio per allargare potere e territori di governo, vincoli plasmati nel desiderio di sempre più potere, sopra qualsiasi volontà con il nome Malatesta che viene prima di tutto il resto. D’altronde anche a Paolo hanno combinato il matrimonio e forse, essendo l’unico uomo bello e aitante della famiglia, era un po’ invidiato dai fratelli che l’hanno condannato a morte. Con un certo piacere.