Palermo, 23 giugno 1949. Paolo ha nove anni e festeggia con gioia la sua promozione inaugurando il taccuino che ha ricevuto in dono e che si propone di portare sempre con sé per annotare e ricordare le cose importanti che gli succedono. E così farà, anno dopo anno. Il piccolo e coinvolgente taccuino immaginario accompagnerà il racconto della vita di Paolo dalle scuole elementari all’età adulta. Paolo Borsellino è uno scolaro vivace e molto loquace, che interviene in classe su ogni argomento che suscita il suo interesse. Gli piace affermare la sua opinione e talvolta, per l’entusiasmo, non riesce a trattenersi. Il maestro Ansaldo apprezza il suo interesse, ma vorrebbe vederlo meno irruente e chiacchierone. Quando incontra papà Diego, farmacista nel popoloso quartiere della Kalsa a Palermo, l’insegnante osserva sempre: “Paolo potrà fare qualsiasi lavoro, perché è un bambino in gamba. Ha solo un piccolo difetto: parla troppo e interrompe gli altri”. Gli appunti di Paolo proseguono e leggiamo del passaggio alla scuola media, delle sue monellerie e dei furtarelli che hanno come bersaglio proprio la farmacia del babbo, dell’incontro all’oratorio con Giovanni (Falcone), poco più grande di lui e bravo giocatore di calcio e di ping pong, della sua passione per la bicicletta. La narrazione prosegue, così come gli anni, e non tutto è gioia. A soli ventidue anni Paolo perde il papà. Oltre al profondo dolore, prova anche un grande senso di responsabilità nei confronti della famiglia. Ogni momento importante della vita viene annotato sulle pagine del taccuino, dalla nascita dell’amore per Agnese fino all’impegno nella professione…

“Taccuini Immaginari” è una collana dedicata alle biografie di personalità significative, narrate in prima persona, come fossero appunti e descrizioni di un diario personale, accompagnati da schizzi e disegni. Se il taccuino è immaginario, i fatti narrati sono reali perché l’autore, Alex Corlazzoli, giornalista e maestro, li ha raccolti dalle testimonianze dirette dei familiari, dei colleghi e degli amici di Paolo Borsellino. Le testimonianze e i ricordi si susseguono (con le belle illustrazioni di Giacomo Agnello Modica) e attorno ai fatti della vita di Borsellino si muove anche tutto il contesto sociale e politico in cui la ferocia della mafia può agire colpendo tanti uomini onesti che si dedicano alla lotta contro Cosa Nostra, come Rocco Chinnici, Rosario Livatino e Giovanni Falcone, per citarne solo alcuni. L’ultima pagina del taccuino immaginario è datata Palermo, 23 maggio 1992 e racconta lo sgomento, la rabbia, il dolore di Borsellino per la strage di Capaci. E anche la sua volontà di non gettare la spugna, pur consapevole di poter essere una futura vittima. L’ultimo capitolo del libro, datato 19 luglio 1992, non è più narrato da Paolo, ma da Cortazzoli che ricorda i cinquantasette giorni che separarono l’assassinio di Falcone da quello di Borsellino e della sua scorta, sempre a Palermo, in via D’Amelio. Oggi, là, dove c'era il cratere dell’esplosione che in un attimo aveva annientato sei persone, “c’è un albero di ulivo che la madre di Paolo ha voluto piantare in segno di pace”. Ogni giorno qualcuno passa davanti a quell’albero, adulti e ragazzi, italiani e stranieri; molti appendono ai rami un messaggio, un disegno, una foto per far rivivere Paolo, sempre, nel profondo del cuore.