Salta al contenuto principale

Papershow

papershow

Come riuscire a coronare il sogno di una vita e riuscire a intervistare le più grandi star di Hollywood se si è un cartoon? Difficile, a meno di non essere Vincenzo Paperica, alter ego del celebre giornalista radio-televisivo Vincenzo Mollica, e di essere il protagonista di una serie di avventure nel mondo dello spettacolo, ovviamente in versione Disney. Quali? Per esempio alla cerimonia di premiazione degli Oscar del Centenario in compagnia di attori e attrici che han fatto la storia del cinema, alla Mostra del Cinema di Venezia alle prese con dei Leoni d’Oro particolarmente sorprendenti, sulla Croisette di Cannes con una interpretazione capace di rubare la scena ai divi del Festival francese, con Nonna Papera e Paperino all’Accademia di Stoccolma per un dolcissimo Nobel (due anni dopo Dario Fo), al teatro Aristar o Arroston per il Festival di Sarremo, dall’altra parte della telecamera a godersi le fake news di PaperMentina, Costanzoni o Bruno Vesponi, dietro le quinte di una stazione radio per risolvere un inusuale mistero, sulle tracce del Comandante Brasko e la sua "combriccola" per risollevare le sorti della musica italiana, alla faccia di Pippuzzo Militello e Paolino Banalis, sul Palco del premio Città di Paperopoli con Gerry Biscotti, Paprizio Sfrizzi & Co., con l’amica Mina Uack per coinvolgerla in una magica avventura natalizia e alla viglia della meritata pensione, dopo una carriera unica, nella sua ultima - per ora - storia, datata 2020…

Una volta si sognava la mitica agendina di Gianni Minà, ma certo anche quella di Vincenzo Mollica non deve essere da meno. Leggende a parte, la storia del celebre presentatore Rai parla da sola, e tutti noi lo abbiamo visto centinaia di volte interagire con artisti incredibili nelle situazioni più uniche. Inutile rodersi dall’invidia, meglio divertirsi a celebrarlo come sceglie di fare la Disney dedicandogli una delle sue “più belle storie” (questo il nome della Collana), il Papershow disegnato da Giorgio Cavazzano. Una “quasi autobiografia di penne e piume”, come la chiama lo stesso Mollica, autore dei testi delle uscite dal 1995 al 2010, con la parentesi di Tito Faraci nel 2003 (Missione Festival) - sceneggiatore nel 2005 di Giallo in Onda - e il successivo passaggio ad Arrighini e Vitaliano. Delle dodici avventure (ma una conta solo sette vignette) non tutte hanno la stessa carica e dignità narrativa, inevitabilmente, essendo estrapolate dalle uscite settimanali di Topolino, e molte puntano più sull’accumulo di parodie Disney di star conosciute, ma tutte convergono a creare un’aura affettuosa e nostalgica intorno al personaggio. Quello reale, più che il suo alter ego, originariamente inventato addirittura dal grande Andrea Pazienza e poi sviluppato da Cavazzano. E in fondo il pregio di questa raccolta è proprio quello di farci sentire partecipi di un momento fuori dal tempo, in cui tutto è possibile, anche ritrovare i miti di cui sentiamo più la mancanza, o la sentiremo.