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Parallàxis N° 4

Parallàxis N° 4

L’idea di far conoscere all’uomo che sta per sposare la sua più cara amica è partita da lei. È convinta che i due debbano assolutamente incontrarsi per una singolare esperienza che li accomuna: in gioventù hanno visto un fantasma, l’una quello del padre, l’altro quello della madre. La cosa strana è che gli spettri sono apparsi mentre entrambi erano lontani da casa e ancora non sapevano della morte dei propri cari. Per uno scherzo del destino però l’appuntamento fra il fidanzato e l’amica viene differito per anni. Quando sembra che ogni sorta di impedimento sia stata prevista ed elusa accade qualcosa di ancor più inaspettato. E un altro enigmatico fantasma entra in scena… Salendo a bordo della Kamtschatka, il signor Brisbane chiede della sua cabina, la centocinque, e resta meravigliato della reazione dell’assistente di bordo. Al solo sentire quel numero l’uomo assume un’espressione spaurita e dopo averlo accompagnato ha stampato sulla faccia che non vede l’ora di andarsene. Il perché Brisbane lo scopre a sue spese: quella cabina ha una cattiva fama. Non si tratta solo dell’odore madido che la impasta, tipico dell’acqua di mare che ha ristagnato a lungo in un luogo chiuso. Il fatto è che la centocinque è infestata da una presenza che non è di questo mondo. Negli ultimi tre viaggi i passeggeri che la occupavano sono finiti in mare e anche a lui pare destinato alla stessa sorte…

 

 

Come preannuncia l’Editoriale, Palallaxis N° 4 è popolato di fantasmi. Fantasma del tipo più classico è quello de La cuccetta superiore di Francis Marion Crawford (proposto nella Sezione delle pagine grigie dedicate ai racconti dimenticati): un’entità spaventosa e dotata di una forza sovrumana, molle, fredda, bagnata (di un umidore malvagio che fa pensare alla Samara del film The Ring). Di altro genere, più sfumato e ambiguo, è l’apparizione che incontriamo ne Gli amici degli amici dove Henry James, come ne Il giro di vite, traccia una labile demarcazione fra dimensione soprannaturale e fissazione mentale, lasciando al lettore il dubbio se quanto accade sia il frutto di un’ossessione o di una manifestazione paranormale. In queste due novelle domina il tema dell’assenza-presenza: mancanza di una persona nel suo corpo fisico, che si trasforma nel permanere di una sua indefinibile traccia ancorata ai confini tra ciò che è terreno e l’aldilà. Non rientrano propriamente nel genere della narrazione spettrale, ma incutono ugualmente un senso di misteriosa inquietudine il crudele e disturbante La muta di Andrea Viscusi, e Una finestra o una piccola scatola di Jedediah Berry, affascinante e un po’ criptico esempio di new magical realism. Questo numero è impreziosito dalle illustrazioni di Luca Cabrini e dalle fotografie di Francesco Romoli che sembrano scattate sulla scena di un crimine sospeso nel tempo, non si sa se già commesso o ancora da perpetrare. A conclusione, il saggio da non perdere di William Hazlitt Sul piacere di odiare. In totale, 180 pagine circa di grande suggestione, da assaporare fino all’ultimo brivido.