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Paranoia

Paranoia

Mr. Halloran Beresford, un piccolo uomo tutto in tiro, si appresta a tornare a casa dopo lavoro per festeggiare il compleanno della moglie. Il suo vestito è ancora ben stirato, le guance lisce. Ha comprato una scatola di cioccolatini. Porterà la moglie al ristorante e poi andranno a teatro. Per non sgualcirsi e riuscire ad arrivare prima di cena a casa, decide di prendere un taxi, cosa che non è sua abitudine; non gli appartiene il gesto, da fare nella maniera più energica e imperativa possibile, di alzare il braccio e urlare: “Taxi”. Il falsetto che gli esce lo imbarazza, in più gli si avvicina sul ciglio della strada un uomo, chiaramente più prepotente di lui, con un cappello chiaro e degli strani baffi. Nel notarlo, a Mr. Beresford viene da carezzarsi il labbro superiore, soddisfacentemente liscio. I due si guardano, e mentre Mr Beresford fa le sue considerazioni e decide di rinunciare al taxi e provare a prendere un autobus, l’uomo col cappello bianco si acciglia. Forse si è offeso per il suo gesto, sembra seguirlo, deciso a impedirgli di tornare a casa... Gli Spencer sono una famiglia rispettabile e raffinata, peccato che chi non lo è non si faccia troppi scrupoli a pretendere aiuti e attenzioni, come questi Oberon. Degli sconosciuti, amici della sorella di Mrs. Spencer, che hanno osato inviare loro una lettera scritta con quella brutta calligrafia, che di sicuro contiene una richiesta. Nonostante l’abbiano cestinata, gli Oberon hanno continuato a pretendere attenzioni: hanno chiamato, lasciato un biglietto sulla porta, si sono presentati a tutta la comunità come loro amici. Inaccettabile...

Dopo quattro racconti inediti in apertura, riguardanti avvenimenti insoliti, la raccolta curata dai figli dell’autrice di La lotteria, Abbiamo sempre vissuto nel castello e L’incubo di Hill House si arricchisce di contenuti che si rivolgono al quotidiano e all’autobiografico. Ci presentano una concezione della realtà fuori dal normale, così come Shirley Jackson doveva viverla: con le due forchette da cucina, quattro rebbi e due rebbi, gelose l’una dall’altra, da trattare con estrema cautela; i bicchieri verdi dell’emporio che si buttano voluttuosi nell’acqua saponata e le sono riconoscenti se non rivela la loro umile provenienza agli ospiti che li ammirano e chiedono di loro, così non si rompono se cadono. Sì, perché Shirley è un’immensa scrittrice, una esploratrice raffinata del terrore, una grande umorista, come rivelano molti suoi racconti, ma anche una donna. Nonostante non sia una casalinga modello, spettano a lei le incombenze legate alla gestione della casa. Nel racconto Come scrivo, Shirley ci dice come tra la spesa, la cucina, il dentista, i figli da portare a scuola, dagli amici, al cinema, lei si racconti continuamente storie. Molti suoi scritti sono nati da illuminazioni avute mentre svolgeva le faccende, che si è appuntata sui fogli che lasciava in ogni angolo della casa, pronti a ricevere le sue ispirazioni. Nonostante scrivesse nei ritagli del tempo, Jackson è riuscita a donarci storie indimenticabili e a declinare una varietà di stili e generi impressionante. Come dimostra questa raccolta, che appagherà i suoi fedeli lettori e incuriosirà tutti gli altri.