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Partigiano Inverno

Partigiano Inverno
Alla fine di agosto del 1943 Italo Trabucco, professore d’Italiano in pensione, decide di lasciare Vercelli e di trasferirsi per un tempo indeterminato a Borgosesia, nell’antica casa di famiglia nella quale risiedono tuttora il fratello Amilcare e la cognata Caterina. Con sé porta pochi abiti, un pugno di oggetti e gli inseparabili libri. Della guerra non gliene importa nulla, né si pone la questione di comprendere su quale dei due fronti opposti combatta la parte giusta. Ma l’arrivo dell’agguerrita legione Tagliamento e la costituzione delle prime formazioni partigiane hanno da poco trasformato la Valsesia in un inedito teatro di confronti armati. Mentre il nipote Umberto Dedali a soli dieci anni ha già le idee ben chiare: vorrebbe poter imbracciare un fucile e sentirsi parte della Resistenza per catturare l’ammirazione della coetanea Maria, e intanto taglia i rapporti con l’amico del cuore Gabriele, figlio di un gerarca fascista. Jacopo Preti, studente ventenne solitario e idealista, dal canto suo infila i libri nello zaino, lascia in città la sua amata Flora e sale in montagna dove aderisce alla brigata del già leggendario comandante garibaldino Ciro Moscatelli. Ma più i giorni trascorrono e più egli si logora nell’attesa di compiere un gesto che dia un connotato valoroso alla sua scelta…
Ecco un’opera prima di sicuro valore, un romanzo sicuro di sé, lontano dai compiacimenti letterari e dalle mode, che dà alla luce un affresco intenso e memorabile del dicembre del 1943 in Valsesia. Ne è autore Giacomo Verri, classe 1978, il quale rivela nella postfazione di aver tratto spunto dal testo andato smarrito di tale Remo Agrivoci, che – a detta del “Corriere Valsesiano” –  nel 1958 avrebbe dovuto essere pubblicato nella collana “I Gettoni” della Einaudi. Bravo nel mescolare realtà storica e finzione, il giovane autore ci consegna il ritratto di tre personaggi – lo zio Italo, il nipote Umberto e il giovane Jacopo - appartenenti a generazioni diverse, in un gioco di rimandi letterari che evocano rispettivamente i protagonisti de La casa in collina di Cesare Pavese, Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio e Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Concepito con il lodevole intento di mettere a confronto tre differenti punti di vista sul tema mai abbastanza frequentato della Resistenza, il libro risulta tuttavia appesantito da una struttura linguistica troppo opaca e compatta, impastata di vocaboli desueti e di contaminazioni dialettali, che obbliga il lettore a un cimento duro e a nostro avviso perfino inutile.