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Passeggiare la notte

Passeggiare la notte

Oakland non è strutturata a quadrati, a differenza di molte altre città. Le sue lunghe vie vengono attirate verso il mare da una forza magnetica alla quale è impossibile resistere. Lì, l’asfalto diventa sabbia e i marciapiedi si inabissano in conche dove gli skateboard possono fare ciò che le tavole da surf fanno sulle onde: volare. La notte, però, si passeggia. Kia starebbe volentieri in casa, se non stesse rischiando di perderla. Per assicurare un tetto al fratello Marcus, è costretta a uscire la notte. Come mai lui non impiega lo stesso sforzo? Sempre chiuso in quella tana sotterranea che lui chiama ‘studio di registrazione’, tentando di attirare su di sé il bacio della fortuna. Vuole fare soldi come zio Ty, dice. Vuole che le sue barre siano trasmesse in ogni radio e vuole comprare una bella casa per lui e Kia. Lei non sa come chiedere al fratello di smettere di sognare una vita che persone come loro non possono avere. Il talento è una cosa da ricchi. Sono rimasti solo loro due. Mamma e papà sono stati risucchiati dai mali delle grandi città. L’immagine di quel pomeriggio di tre anni prima, con la mamma seduta sul pavimento del bagno, i polsi bagnati di sangue, perseguita Kia per ricordarle perché è necessario uscire la notte. È questione di sopravvivenza. Oakland non la vede, non la guarda. Spesso, passeggiando, si sente insignificante anche agli occhi dei senza-tetto che, sui marciapiedi, ci vivono. Persino lì è un’intrusa: non è mica casa sua quella. Allora, dov’è? Se non è quella che minacciano di portarle via e non è nemmeno lì, per la strada, allora dove? L’unica che abbia mai avuto sembra appartenere ad un passato lontano. Nel presente emergono solo nuove ombre. La città notturna ha in serbo per Kia un’altra storia da raccontare, forse di riscatto, forse di rovina.

Leila Mottley esordisce con il suo primo romanzo Passeggiare la notte dopo essere già stata recensita positivamente dal “New York Times” per la sua produzione poetica. Il libro è stato tra i finalisti del Booker Prize, del PEN/Hemingway Award e scelto dall’Oprah’s Book Club come libro del mese. Il ruolo di protagonista della storia è conteso tra Kiara Johson e la sua città, Oakland, la stessa in cui vive l’autrice. La vita della prima è strettamente collegata alla seconda. Kiara subisce l’influenza californiana nel peggior modo possibile. I senza-tetto riversati sui marciapiedi; la droga; un sistema giudiziario indifferente e una sicurezza del tutto assente. Gli avvisi di sfratto che compaiono come funghi sulle porte di appartamenti sovraffollati; i murales di protesta che imbrattano i muri e la prostituzione. Quest’ultimo aspetto è forse quello che Kiara conosce meglio. Per salvare dalla strada quel che resta della sua famiglia, inizia a prostituirsi, senza alcun protettore, contando nuovamente solo su sé stessa. Finché un giorno accetta il lavoro sbagliato, offrendosi ad un poliziotto. Ciò che Leila Mottley mette in luce è la California, tutto il marciume che si nasconde sotto al suo sole dorato. Dalle principali testate giornalistiche, Passeggiare la notte è stato descritto come una storia necessaria, qualcosa di reale, di umano e una denuncia al razzismo e alla corruzione. Indubbiamente lo è: l’obiettivo è magistralmente raggiunto. Se si volesse cercare un solo punto debole, infatti, non lo si troverebbe nel contenuto, bensì nella forma. A volte il lettore viene fin troppo accompagnato, lasciando a lui poco spazio per entrare in comunione con i personaggi. L’autrice li presenta, li descrive, li fa parlare e li fa muovere esattamente come ci si aspetta dal valore che incarnano, portandoli a essere spesso, soprattutto nei dialoghi, artefatti e stereotipati. L’analisi che si fa nei confronti delle persone, non è la stessa che si riserva alla città. Tuttavia, ricordiamo che è un esordio e, per tematica e originalità, tra i migliori dell’anno, di sicuro.