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Passeremo per il deserto

Passeremo per il deserto
Comincia con un viaggio da Santiago a Tacna la storia del giovane protagonista, un ventenne un po’ grassoccio, con un grave problema ai denti. Un viaggio senza punti di partenza né di arrivo, ma costellato solo da punti di domanda, che rimangono li, fermi e fissi a segnare il percorso. Dentro un pick-up Ford grigio fumo, il ragazzo “passa per il deserto”, quello di Atacama, con il proprio padre, la nuova compagna di lui Nancy e il suo -presunto, almeno- fratellastro Elías. Ma il vero viaggio che compie è quello nella propria storia, alla ricerca di una verità, di risposte riguardo alla propria infanzia, allo zio Neno, alla cugina. E se gli altri sono restii a rispondere, allora bisogna inventarsi un espediente: è così che nascono le interviste del giovane alla propria mamma, nate per fare esperienza per una futura carriera da commentatore sportivo ma, per ora, unico mezzo per comprendere la vita…
Il deserto nel titolo dell’edizione italiana e la nebbia - camanchaca - del titolo originale sono espressione della condizione di vita del protagonista e degli altri personaggi che popolano questo romanzo quasi come fantasmi, persi nel nulla, incapaci di vedere ad un palmo di naso. Affrontano il silenzio e il vuoto attorno a loro richiudendosi ancora più a riccio, ognuno a modo suo. La madre del ragazzo dice che “era meglio non ricordare niente”. Ma i giovani, si sa, sono ribelli, sono curiosi e non si adeguano al silenzio e alle convenzioni genitoriali. E’ per questo che il protagonista brama a che il buio di menzogna e di paura, ricollegabile al periodo della dittatura, lasci il posto alla chiarezza e trasparenza della verità. Zúñiga affronta tale tema con gli occhi di un giovane insicuro ed in balia degli eventi, consegnandoci, quasi con pudicizia, una storia drammatica nella quale, se la verità fatica ad emergere, il dolore si rende manifesto.