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Patrimonio

Patrimonio

“Ma consideri le sue fortune, disse il medico; a parte l’occhio cieco, l’orecchio sordo e la faccia semiparalizzata, è sano come un uomo di vent’anni più giovane”. Con questo involontario motto di spirito si può riassumere la storia della salute del padre di Philip Roth fino a quel momento. Peccato però che poco dopo un’altra visita dal medico porti alla luce una questione molto più grave: un tumore cerebrale, che si è sviluppato da oltre dieci anni e che va operato al più presto, anche se il rischio di mortalità durante la rimozione del suddetto tumore è molto alto, così come il rischio di un peggioramento. Come convincere però un uomo di ottantasei anni che conduce una vita tutto sommato attiva a sottoporsi ad una tale pratica, rischiando di perdere anche quei pochi anni di vita che gli rimangono? E come può un figlio di mezza età accompagnare il padre in questo percorso e allo stesso tempo prepararsi a riceverne un’eredità morale? Se il denaro viene esplicitamente rifiutato, a favore di altri parenti, qual è il “Patrimonio”, che verrà trasmesso dall’anziano Hermann Roth al figlio?

Philip Roth non è certo un autore che abbia bisogno di particolari presentazioni, ma quello che possiamo dire è che chi ama la sua produzione di fiction ritroverà gli stessi temi e lo stesso stile anche in Patrimonio, seppure applicati ad una storia vera. Come negli altri libri dell’autore anche qui si parla del senso della vita di fronte al decadimento del corpo, di come rapportarsi con persone che hanno idee radicalmente diverse dalle nostre e di come gli amici e i familiari possano a volte salvarci anche da noi stessi, se ci sappiamo affidare a loro nel momento giusto. Ma soprattutto, nella scena che dà il titolo al libro, prosaica e triviale ma non per questo meno vera, si ragiona su quanto il Patrimonio che ereditiamo non sia per forza qualcosa di elevato, una lezione morale o un oggetto che trasmette la storia della famiglia, ma anche solo la forza di andare avanti e affrontare tutte le difficoltà che incontriamo nel nostro percorso, trovando la forza di vivere anche nell’insensatezza dell’esistenza, perfino di fronte alla perdita dei nostri cari e all’idea della nostra futura dipartita.