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Paura dei cinquanta

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La figlia le consiglia di mollare, visto che è una scrittrice degli anni Settanta: i suoi compagni di scuola dicono che scrive cose pornografiche, ma, del resto, le donne che varcano certi confini sono trattate con poco rispetto. Molly ha da poco compiuto tredici anni e la madre le dà da leggere Paura di volare, ma dopo un centinaio di pagine e una serie di domande per capire se quello che c’è scritto è successo davvero, il suo interesse si affievolisce e passa a Il Giovane Holden. Un anno dopo, a quattordici anni, Molly sa che la madre è un “argomento” per lei, così come lei talvolta è stata un “tema” per i suoi scritti. Se deve rassegnarsi ad avere una madre scrittrice, si vendicherà a suo tempo con le parole. Ed eccola qui, dunque, Erica Jong, a cinquant’anni, incastrata fra due generazioni, ridotta a essere una sorta di “anello mancante” nella catena dell’evoluzione. Da una parte ci sono i consigli del padre, dall’altra, le tirate e gli sberleffi della figlia: così è nato questo libro. Per districare un groviglio di sentimenti — terrore misto a rassegnazione — non c’è niente di meglio di un po’ intimità femminile, di una pausa: una stazione termale, in compagnia di Molly, evitando di festeggiare il compleanno con il marito, che è nato lo stesso giorno, ma ha un anno in più. I cinquanta per una donna sono diversi rispetto a un uomo. Per una donna si tratta di un passaggio più radicale sull’altro versante della vita, e questo è qualcosa che non si può condividere…

A distanza di ventuno anni dal libro che l’ha resa famosa in tutto il mondo, Paura di volare, la scrittrice, saggista e poetessa statunitense Erica Jong fa un primo bilancio della sua vita in una autobiografia pubblicata nel 1994: Paura dei cinquanta. Come altre donne della sua generazione, ha raggiunto la cinquantina in uno stato di perplessità e di rabbia: nessuna delle cose sulle quali contava e per le quali ha lottato si è verificata: “La rabbia della mezza età è una rabbia feroce. A vent’anni, quando il successo e la maternità erano ancora di là da venire, potevamo sperare che qualcosa ci avrebbe salvato dall’essere persone di seconda classe. Pensavamo che potesse salvarci il successo, o il matrimonio, o la maternità. Oggi sappiamo che nulla può salvarci. Dobbiamo salvarci da noi.” Si rende conto che il tempo incomincia ad apparire breve, che un nuovo uomo, un nuovo amore, un trasferimento in altra città o in un altro ambiente non possono cambiare la sua vita interiore: questo dipende da lei, è una sua conquista. Per la prima volta, da adulta, si mette a pensare al matrimonio dei suoi genitori; poi al rapporto con la figlia Molly, alla quale vorrebbe dare, più di ogni altra cosa, la libertà; alla zia Kitty, l’unica sorella della madre, rinchiusa in un reparto psichiatrico, non solo a causa della demenza senile e del morbo di Alzheimer, ma anche perché donna sola, lesbica, abbandonata dalla sua amante. Attratta dalle memorie autobiografiche — poiché ha bisogno di capire se stessa prima che sia troppo tardi — ritorna alle origini ebree della sua famiglia, che definisce “russo-ebraica malinconica, iperintellettuale, fobica e paranoica”, e a ciò che questo ha comportato; ai suoi tanti amori, ai matrimoni, alla scrittura, alla poesia, al raggiungimento della fama, alla maternità, ai soggiorni in Italia e alle amicizie importanti… Paura dei cinquanta è una lettura purtroppo ancora attuale, per le tante conquiste mancate dalle donne, e contiene osservazioni acute, a vote dolorose, a volte ironiche, aneddoti, ripensamenti, intuizioni provocatorie… Alcune esperienze estreme e circostanze che potremmo definire “eccezionali” — come le estati a Venezia, quando, fra il terzo e il quarto matrimonio, si innamora di un uomo che assomiglia “al dio Pan, sa brunamente d’estate e di sesso” o le tante bambinaie che andavano e venivano, cui ha affidato la figlia o, ancora, l’amante che teneva una pistola carica in casa — rendono la scrittura della Jong a tratti autoreferenziale, compromettendo, in parte, la possibilità per il suo libro di diventare a pieno titolo una biografia generazionale di più ampio respiro.