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Pausa pranzo

Pausa pranzo
Sono milioni in Italia i 'forzati' della pausa-pranzo, me compreso. E se gli impiegati della provincia ricca riescono ad accedere a prodotti di primissima qualità, la grande massa, soprattutto nelle grandi città e nel sud, deve accontentarsi di cibi scadenti e super-calorici che impattano profondamente a livello sanitario, economico, estetico e... gastronomico sulla qualità di vita. Non a caso da qualche anno sempre più numerose sono le persone che hanno riscoperto quella che nella Milano di Stefano Arturi si chiama 'schiscetta', cioè la gavetta un tempo vissuta come triste ripiego di operai poveri, ora ciambella di salvataggio di impiegati avvelenati: la sera prima si prepara una porzione in più del piatto che si consuma a cena, la si porta con sé in ufficio, e il gioco è fatto...
"Da anni io stesso giro con la mia postina a tracolla, e se l'apriste ci potreste facilmente trovare una qualunque schiscetta: un'insalata di carote alla tunisina, delle polpette con pinoli e uvetta e magari, se decido di strafare, anche un bel pezzo di castagnaccio con le mele", spiega Arturi, profeta della schiscetta, che grazie alle sue ricette multicolori e cosmopolite assurge al ruolo di scrigno dei desideri e dei sapori. Tanto di guadagnato per la salute e il portafoglio, ma non solo: anche il nostro senso estetico si sazia davanti a insalate di broccoli peperoni arrosto capperi e olive, oppure alla minestra egiziana di lenticchie rosse, o meglio al fegato grigliato al cumino, per non parlare della baguette asparagi e prosciutto cotto. Troppo pretenziosa e difficile da realizzare questa pausa-pranzo? A tratti sì, occorre confessarlo, ma non quanto si sarebbe portati a pensare. Imparare a 'perdere' un'ora del nostro tempo per la preparazione dei pasti è una conquista che può cambiarci la vita. In meglio.