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Pazze di libertà

Pazze di libertà

Quando Maria si sveglia, il sole è già alto nel cielo. È un po’ stordita e frastornata, inizialmente confusa, non sa dove si trova. Spaventata, capisce di essere sola in una stanza che non conosce, la porta chiusa a chiave dall’esterno e un profondo senso di oppressione. Le sembra una prigione, urla per cercare aiuto, ma non fa in tempo a finire la frase che si sente ancora debole, in seguito a una sostanza che le viene iniettata. Di nuovo sveglia, Maria scopre di non essere sola in quella stanza, ma con un’altra donna di nome Flora, apparentemente solo molto bizzarra, che parla di continuo. Ben presto Maria realizza dove si trova: il un manicomio. Non sa nient’altro e non ricorda come possa essere finita lì, ma la domanda più urgente in quel momento è capire come uscirne, nel più breve tempo possibile. Fuori, ci sono molte persone che la aspettano, ne è certa. La Tata Ines, la bambinaia che l’ha accudita sin da bambina, grazie alla tessera del partito fascista si era assicurata un lavoro stabile. C’è Iole, una ragazza che fa la staffetta lottando per la causa partigiana al fianco dei dissidenti. Ma soprattutto c’è Lucio, il ragazzo di cui è innamorata, travolta da una passione dirompente; di idee comuniste, Lucio è molto attivo tra i dissidenti, è sempre in prima linea nella strenua lotta che, è convinto, potrà portare finalmente alla fine della guerra. Esattamente l’opposto della famiglia di stampo fascista da cui proviene Maria...

Il nuovo romanzo di Silvia Meconcelli è un inno alla forza delle donne, di tutte le donne. Donne forti, coraggiose, che vogliono emanciparsi e che non sono disposte a sottostare ai dettami della società o al volere delle famiglie, di padri-padroni e di fratelli che anziché sostenerle, le sono contro. Le figure delle donne che emergono sono molteplici, tutte diverse ma tutte accumunate dallo stesso principio: la voglia di libertà e soprattutto la capacità di decidere per se stesse. La protagonista, Maria, è cresciuta in una famiglia di stampo fascista, che però l’ha sempre tenuta lontana dai vari discorsi politici, al contrario del fratello, a cui il padre ha dedicato molto tempo e molte attenzioni ad insegnargli il mestiere e coinvolgerlo nel partito. In questo contesto, Maria si innamora di un ragazzo che è l’opposto, ha idee sovversive e comuniste, non è affatto ben visto dalla sua famiglia e per questo intraprende una relazione clandestina, che oltre che l’amore e un figlio, porta alla ragazza nuove idee politiche e la possibilità di fare nuove scelte. L’autrice sottolinea anche l’importanza delle donne staffetta, fondamentali e indispensabili per l’esito positivo della guerra, consapevoli che senza il loro ruolo tante strategie non avrebbero potuto essere attuate, a causa della mancanza del passaggio di informazioni tra i dissidenti nascosti. Infine, emergono altri temi, ben contestualizzati negli anni Quaranta, periodo storico in cui è ambientato tutto il romanzo. L’omosessualità, una condizione che le donne dovevano mantenere segreta, la pazzia o la strumentalizzazione di questa condizione, che permetteva agli uomini di liberarsi delle donne scomode, o ribelli, mandandole in manicomio, dove subivano soprusi anche da parte di altre donne, e la forza di lottare contro tutto e tutti per essere libere. Libere di amare, di sognare, di scegliere per loro stesse, di crescere e anche di sbagliare. Insomma, libere di vivere.