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Pensa e poi fai che la cosa pensata è bella assai

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Gilberto Marisi, ingegnere metalmeccanico, sposato, con molti amici, è soddisfatto della sua vita al Nord. Non ha conosciuto il nonno, don Gennaro Patania, mentre ricorda bene la nonna e la casa immersa nel verde dove ha passato le vacanze estive dopo la morte del padre. Negli ultimi tempi la mamma di Gilberto, Adelina, si rianima quando parla al figlio del suo passato con ricordi inediti, che lo inteneriscono e suscitano curiosità. La richiesta materna di andare a controllare lo stato della casa dei nonni ormai vuota da anni, lo indispettisce, ma alla fine parte e, per evitare i ritardi dei treni, decide di affrontare in automobile il lungo viaggio fino alla Calabria. La casa è fatiscente, tutto quello che c’era da rubare è stato rubato, stanze desolate e devastate, nessun mobile, solo nello studio di don Gennaro trova uno scaffale malconcio pieno di libri e un mucchio di carte abbandonate in un angolo, tra cui spicca una cartella. Dentro ci sono raccolti dei piccoli tableax di paese, opera del nonno: nel primo racconto i protagonisti appartengono alla famiglia Griso, seguono poi le storie del signorino Antonio, di Sebastiano, di Filomena, di Pasqualina, di Carmelo e Vittorina, delle signorine Caccamo e…

Pensa e poi fai che la cosa pensata è bella assai di Ada Fonzi raccoglie una serie di racconti ambientati prima e dopo l’Unità d’Italia, con personaggi stereotipati appartenenti a un remoto paesino del meridione. La prima storia collega tutte le successive, con una scontata invenzione letteraria: il protagonista, Gilberto, viene in possesso di alcuni racconti scritti dal nonno, racconti di cui il lettore scoprirà il contenuto assieme al protagonista. Le novelle del nonno si rivelano aneddoti di paese, con personaggi tipici, folkloristici, talvolta anche convenzionali, che si muovono come all’interno di piccoli quadri naïf in cui sono rappresentati con semplicità e candore aspetti vari e comuni della vita quotidiana dell’epoca. Il libro è un ampio catalogo di personaggi eterogenei, che affrontano le situazioni più disparate, dal matrimonio mancato all’esistenza del brigantaggio, dalla condizione femminile alle contrapposizioni tra Verdi e Bellini. Tuttavia, nell’arco dei racconti, non c’è evoluzione dei protagonisti, i loro profili psicologici appaiono bloccati alla superficie, quasi che ogni soggetto fosse raccontato con un fermo immagine, o meglio fissato in un dagherrotipo in bianco e nero; le storie acquistano così, quindi, il sapore del tempo passato. Si sente la mancanza di un filo conduttore che leghi i diversi racconti del nonno, tuttavia lo sviluppo dei temi, spesso divertente e amaro allo stesso tempo, fornisce un interessante spaccato della società italiana ottocentesca. Il testo è scritto in italiano, ma Ada Fonzi ha utilizzato, come coloritura narrativa, alcune parole dialettali per le quali ha inserito a parte un funzionale glossario. Il ritmo narrativo di tutto il libro è molto lento, la scrittura dell’autrice è fluida e piacevole, utile a aprire metaforicamente le mura cittadine e mettere in piazza i fatti privati dei paesani.