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Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)

Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)

Per ben tre volte il pianeta ha temuto un terzo conflitto negli ultimi settant’anni, ma soltanto i film di fantascienza oppure horror avevano ipotizzato una pandemia globale. È successo davvero: “il signor Covid, da solo, ha dichiarato, combattuto e vinto la terza guerra mondiale”, superando per estensione geografica e numero di morti il bilancio finale del 1945. Una serie di tragici errori si sono infatti susseguiti fino ai giorni nostri portando il nostro Paese alla rovina, dalla conquista dell’impero etiopico nel 1936 al 1943, quando il Duce viene arrestato a villa Savoia: incapace di gestire il successo, Mussolini si avvicina a Hitler, gran seduttore politico che lo corteggia per dodici anni, sempre respinto, fino al 1937, quando il Führer lo invita nel Prinz-Carl-Palais, villa neoclassica di Monaco di Baviera, e bastano cinque giorni di viaggio insieme a suggellare la “solidarietà spirituale” tra la Germania nazista e l’Italia fascista. Se pure molto diversi, nel carattere e nell’approccio politico, Mussolini subisce il fascino di Hitler e della potenza dell’apparato militare tedesco e precipita nella rete nazista, senza che le grandi potenze democratiche europee, Francia e Gran Bretagna, facciano niente per evitarlo, lasciandolo scivolare rovinosamente tra le braccia di Hitler...

Tre sezioni tra loro un po’ slegate, e se Bruno Vespa – giornalista che non necessita di presentazione alcuna – ci vede invece un legame, non si premura di mostrarlo anche a chi non è del mestiere. Otto capitoli iniziali per sette anni di storia recente, con Mussolini al massimo del consenso dopo l’Etiopia, fino al suo arresto, un connubio tra storia e politica perfettamente bilanciato, godibile e approfondito. I restanti capitoli sono invece dedicati a fatti politici dell’ultimo decennio, con una breve sezione a sé riservata alla pandemia da SARS-CoV-2, ai vaccini, e alla loro gestione da parte dei vertici. Tra il passato e il presente vi è però un buco temporale che lascia il lettore a bocca asciutta, in attesa del prossimo volume strategicamente preannunciato dall’autore nella breve introduzione. La sezione storica è ripercorsa nel dettaglio con grande rigore sebbene con un piglio giornalistico. La continua citazione di testi illustri dà maggiore credito all’autorevolezza delle fonti e mostra quanto si sia già scritto sull’argomento, e quanto ancora ci sia da scrivere, offrendo spunto per approfondimenti personali. Vespa lascia spazio anche a brani di interviste a personaggi di spicco ed esperti dei temi affrontati: politici, medici, virologi. Infine, un’appendice riporta “La dichiarazione di guerra” del 10 giugno 1940 proclamata dal Duce e l’”Ordine del giorno Grandi” del 24 luglio 1943. Una nutrita bibliografia e un corposo indice dei nomi citati, rendono completa un’opera di per sé già di grande valore storico. Il punto di vista del giornalista è piuttosto evidente ed è un peccato perché la seconda metà di un’opera che avrebbe avuto tanto da dire, sembra poco più che propaganda.