Salta al contenuto principale

Perché piove sempre su di me?

copertina del libro

Cinquantaquattro minuti di attesa a fissare un finto Ranunculus asiaticus su un tavolino a North Kensington. Finisce sempre così: Ryan e Maggie volatilizzati per guardare la semifinale del Manchester City, un’intera bottiglia di vino neozelandese scolata da sola e venti sterline mollate a un cameriere spigoloso e respingente come un Carduus spinoso, per scappare via da un ristorante vietnamita. Poi arriva il classico taxi londinese a centrare in pieno la pozzanghera, battezzando di fango i jeans puliti. Nel tentativo disperato di accendere una Lucky Strike, la gomitata involontaria finisce dritta nelle costole di un tipo assurdo: occhiali da sole nel buio delle nove di sera, impermeabile elegante e zazzera biondo platino. Tempo due secondi e lui la spinge di peso nella rientranza buia di un portone, implorando di reggergli il gioco perché convinto di essere inseguito da un’auto bianca. Tra il panico di morire ammazzata e una sfuriata a pieni polmoni contro il presunto maniaco al profumo di vetiver, la faccenda prende una piega surreale. Per farsi perdonare il terrore seminato, lo sconosciuto - che dice di chiamarsi Michael ma mostra occhi grigio antracite fin troppo familiari - le offre un rifugio poco distante. Lei si spaccia per Dolly, l’antico alter ego dei tempi universitari, e lo segue con la diffidenza di chi teme di trasformarsi in un Gremlin se mangia di notte. Finiscono barricati a chiave dietro le tendine oscurate della rosticceria cinese della signora Maylin e della figlia emo Willow, tra spaghetti di riso, flauti orientali in sottofondo, confessioni di solitudine travestite da sarcasmo e una passione maniacale per le piante da appartamento…

C’è un’ironia pungente e deliziosamente britannica che attraversa Perché piove sempre su di me?, firmato da Penny Morgan, pseudonimo di un’autrice italiana che dimostra di maneggiare con estrema precisione i ritmi della commedia romantica contemporanea. L’atmosfera richiama subito il fascino irresistibile di pellicole cult come Notting Hill, riletto però con il disincanto nevrotico e irresistibile della protagonista della celebre serie televisiva britannica Fleabag, qui ideale alter ego trapiantato a North Kensington. La narrazione in prima persona trascina chi legge in un flusso brillante, scandito da capitoli intitolati come pietre miliari del pop e del rock d’Oltremanica - da Why Does It Always Rain on Me? dei Travis a High dei The Cure. Lo stile è colloquiale, vivacissimo e infarcito di una comicità situazionale che funziona alla perfezione: le metafore botaniche con cui Ginny – o, con il vecchio pseudonimo universitario, “Dolly” - decodifica gli esseri umani, frustrazioni generazionali di chi riempie il bilocale di piante tropicali per colmare vuoti affettivi e il continuo battibecco a suon di battute affilate creano una chimica immediata tra i personaggi. Una lettura fresca e magnetica, capace di far ridere senza mai scadere nella banalità, perfetta per chi cerca un rom-com agrodolce che sa farsi beffe dei cliché romantici prima ancora di abbracciarli.