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Perché Yellow non correrà

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È una domenica di aprile del 1980, all’Ippodromo di San Siro si è appena conclusa la giornata di corse, quando un addetto dell’impresa di pulizie scopre, all’interno di uno dei gabinetti riservati al pubblico, il corpo di un uomo privo di documenti e con il volto sfigurato da due colpi di pistola di grosso calibro. Anche se l’assassino ha cercato di nascondere tutte le tracce e di rendere difficile il riconoscimento da parte della polizia, l’identità del morto viene ben presto alla luce. Si tratta dell’ingegner Claudio Galliera, alto funzionario dell’ENI in pensione, un gentiluomo di altri tempi, nelle parole di chi lo conosceva bene. Negli stessi giorni un altro omicidio agita la città di Milano: questa volta si tratta di un anonimo barbone, ucciso sui binari della Stazione Centrale a colpi di pietra in testa. È possibile che tra le due morti ci sia un collegamento? Oppure si tratta di eventi che solo il caso ha unito? E chi avrebbe mai potuto volere la morte dell’ingegner Galliera? Forse il motivo è da rintracciare in qualche segreto del passato, magari da ricondurre alla misteriosa Bibliotheca magico-alchemica, un fondo di grandissimo valore antiquario trafugato dai tedeschi nel 1943 e mai più ritrovato, alla cui ricerca Galliera si era dedicato anima e corpo? O forse la chiave del mistero è da rintracciare nella seconda famiglia che l’ingegnere si è fatto a Paratì, in Brasile, dopo la morte della moglie e dell’unico figlio? E per quale motivo in casa di Galliera, che non si era mai interessato di cavalli, è stato ritrovato un giornale specializzato in ippica, con una strana scritta stesa da mano ignota con la frase “Ore 17.00: perché Yellow non correrà”?

Hans Tuzzi è lo pseudonimo (tratto da L’uomo senza qualità di Musil) scelto da Adriano Bon, consulente editoriale, docente universitario e scrittore apprezzato tanto per la sua produzione saggistica, soprattutto in campo bibliofilo, quanto per i suoi romanzi. Tra questi ultimi troviamo anche il ciclo di polizieschi che vede come protagonista il commissario Norberto Melis, di cui questo Perché Yellow non correrà rappresenta il secondo volume. Si tratta di un giallo per certi versi atipico in quanto l’autore non sembra essere interessato ad accumulare colpi di scena o giravolte di trama per catturare l’attenzione del lettore. Al contrario, Tuzzi a tratti sembra voler fare proprio l’opposto: rallentare il ritmo, concedere a sé e al lettore delle pause studiate nelle quali perdersi nella celebrazione di un mondo che sembra destinato ad un declino irrimediabile. É il mondo di Rodolfo Siviero, personaggio storico che potrà suonare ignoto ai più ma che per Tuzzi è rappresentativo di tutta una serie di personaggi che hanno contribuito a costruire l’Italia e di cui purtroppo “s’è perso lo stampo”. É anche il mondo di Massimo Frangipane, personaggio questo tutto frutto dell’inventiva di Tuzzi, a cui il nostro autore regala una uscita di scena memorabile, che non a caso segnerà anche una svolta decisiva nelle indagini di Melis. Lo stesso Melis a cui è affidato il pensiero finale, perfettamente in linea con tutto il tono del romanzo: “...la vita, nonostante tutto, andava avanti. Ma (...) Frangipane era morto, e tutti loro, chi prima e chi poi, sarebbero dovuti morire”.