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Perdersi

perdersi

In viaggio da Siena verso il Lazio a bordo di una vecchia Citroën Saxo una donna sta raggiungendo la figlia che vive a Roma, dopo aver partecipato a un convegno sul tema dell’immigrazione. Ha preso la decisione all’improvviso: “Sono così vicina, a Roma perché non fare una bella sorpresa a mia figlia?”. Comincia così per lei una specie di avventura: mentre si lascia affascinare dalla splendida giornata di luglio, dal sole caldo e dalle tonalità accese del paesaggio, all’improvviso si accende la spia rossa della benzina. Costretta ad accostare sul ciglio della strada, rimproverandosi per la sua distrazione e disperando di riuscire a trovare aiuto in un luogo tanto desolato, la donna intraprende un’esplorazione del territorio alla scoperta di posti misteriosi e di figure umane evanescenti che la guidano in una sorta di ricerca che da esteriore si fa sempre più interiore, alla scoperta di una pace dell’animo probabilmente a lungo ricercata… Louise, al termine di un convegno a Bruxelles, decide di prolungare la sua permanenza in quell’angolo di Europa e di intraprendere un viaggio nel nord della Francia, la terra in cui è cresciuta, figlia di emigrati italiani, per rivedere i posti della sua infanzia e giovinezza, da cui manca da molto tempo. Il viaggio di Louise, soprattutto dopo l’incontro con Mario, un vecchio amico di famiglia, diventa una difficile prova che le richiede di affrontare vecchie ferite che ancora le bruciano dentro e non le permettono di vivere pienamente emozioni e sentimenti… Dora ama alzarsi alle prime luci dell'alba e immergersi in un bagno di sole che le dona l’energia per affrontare il resto della giornata: sì, perché ormai è un’anziana signora, vedova, sola dopo il trasferimento della figlia Angela nel sud della Francia. Il destino di “emigrazione” ha segnato Dora fin dalla nascita. La donna infatti è nata in Pennsylvania da una coppia di migranti, tornata bambina in Italia con la madre, da giovane sposa era emigrata col marito Giovà nel nord della Francia che nei primi decenni del Novecento richiamava dalle povere campagne italiane grandi quantità di manodopera da impiegare nelle miniere di carbone. Le giornate trascorrono tutte uguali, ancorate ad una noiosa routine che permette a Dora di continuare a cavarsela, nonostante gli acciacchi e la solitudine: inaspettatamente un giorno si presenta alla sua porta Stella, un’amica del tempo perduto a cui lei, data la forte differenza di età, aveva fatto quasi da madre. Questa visita risveglia Dora dall’apatia in cui era immersa da anni, suscitando in lei ricordi, sentimenti ed emozioni che pensava di aver chiuso per sempre in un cassetto appartenente al passato…

Perdersi, secondo libro di Marinette Carla Animobono, si articola in tre racconti il cui filo conduttore è la ricerca interiore che può avvenire attraverso un incontro casuale, in una sorta di epifania, come nel caso della protagonista del primo testo; il ritorno nei luoghi di infanzia deciso da Louise; la ricomparsa di una persona legata al passato, così come avviene per Dora che ritrova dopo tanti anni l’amica Stella. L’indagine delle protagoniste è un “perdersi” che dallo spazio, dai luoghi, o dal tempo, dai ricordi legati al passato, si fa sempre più interiore nell’intento di comprendere sé stesse e i sentimenti rimasti nascosti talvolta perfino alla propria coscienza. Presente in tutti e tre i racconti è il tema della migrazione, particolarmente caro all’autrice, che ha affrontato in prima persona un percorso di integrazione culturale, dal momento che i nonni, originari delle Marche, migrarono alla fine degli anni Venti in Francia e in Lussemburgo. Nei personaggi dei tre racconti si riconoscono gli interrogativi degli emigrati, soprattutto di seconda generazione, combattuti tra il mondo delle loro origini e quello che li ha accolti, spesso estranei ad entrambi, ulteriormente in difficoltà perché chiamati ad affrontare un altro e naturale conflitto, quello generazionale che provoca spesso uno scontro tra “vecchi” e “giovani”. La ricerca quindi di un equilibrio possibile al di sopra di mondi tanto diversi diventa un difficile percorso personale nel fondo dell’animo umano che richiede uno sguardo limpido e allo stesso tempo disincantato in cui però prevalga sempre l’amore e la compassione per l’altro. Una notazione critica però riguarda il ritmo narrativo: i lunghi flashback in cui si intrecciano i ricordi delle protagoniste, spesso appartenenti a diversi piani temporali, e le particolareggiate sequenze descrittive, per riprodurre soprattutto luoghi e ambienti, rendono la lettura talvolta poco scorrevole e non sempre coinvolgente.