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Perdersi

perdersi

Settembre 1988. La prima pagina del diario di una passione è legata alla bellezza dei ricordi dei primi incontri. Tre scene fissate nella mente: la prima notte di passione, il pomeriggio successivo l’intensità dell’unione dei corpi, il treno notturno per Mosca senza prudenza e senza dubbi. Annie è combattuta già da quei primi momenti tra l’intensità del piacere e il desidero di non vedere più S., ma la brama di lui la fa soccombere. Più e più volte. Quello che accade è come vissuto in un sogno, sotto la soglia della coscienza. La vita riprende ma un velo di sofferenza per la distanza resta. E allora, sono di nuovo insieme, di nuovo a bere vodka e di nuovo quella complicità che lei riconosce. Ottobre porta una nuova felicità, dolorosa come sempre: la tensione dell’attesa, l’assenza di chiamate, il desiderio di rivederlo. Tenerlo legato è impossibile. Impedirsi di legarsi a lui altrettanto. Ancora giorni di attesa e di dubbi: S. sparisce e la felicità è già lontana. Poi ancora una telefonata e i loro corpi ritrovano l’intesa: il suo nome sussurrato come nessuno saprà fare mai. Fare l’amore come se fosse l’ultima volta, sapendo che c’è una moglie che lo aspetta. Tra un incontro e l’altro, il desiderio e la frustrazione si trasformano in sogni che riempiono un vuoto e che sperano di realizzarsi al successivo appuntamento. La scelta di non dire la verità, di compiacerlo sembra la strada per la perfezione. O la via per rinunciare a se stessa…

Perdere le certezze, perdere l’identità. Perdersi, come dichiarato nel titolo, in un amore malato. A distanza di anni da quell’amore, il premio Nobel 2022 per la letteratura Annie Ernaux sente l’urgenza di tradurre in parole la sua passione. Il rapporto con S., un diplomatico russo in servizio a Parigi, ripete da tempo lo stesso schema: aspettare, dipendere, soccombere fino alla disperazione. S. è un narcisista diremmo oggi e la loro relazione non ha nulla di sano, non ha nessun futuro. Il diario inizia a settembre 1988 e si conclude ad aprile 1990, sviluppandosi tra la Francia e la Russia, ma il contesto è un elemento sfocato sullo sfondo: il focus è strettamente fissato sul mondo interiore, scandagliato, descritto e analizzato con estrema maestria. “Perdersi” è un racconto autobiografico romanzato che denuncia l’oppressione del genere femminile, ma lo fa con uno stile profondo, scorrevole e accattivante, assolutamente coinvolgente. Un diario coraggioso che non fa sconti neanche a se stessa. Un racconto senza censure, senza inibizioni, fatto di lacrime e sesso, picchi di felicità e voragini di sofferenza. La storia di un amore totalizzante che parla dritto al cuore. Ernaux utilizza la scrittura come catarsi e come scelta politica di condivisione collettiva di tutte le sfumature dell’amore. Con la ferma volontà di fermare su carta i ricordi perché non vadano persi, e con l’onestà intellettuale che permette di cambiare prospettiva, prendere le distanze, crescere. E rinascere.