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Perduti nel bosco

Perduti nel bosco

Ruggiero è un avvocato e Francesco un contadino (un tempo: direttore di banca). In comune hanno solo la decisione di compiere un’escursione “rilassante” sulle Alpi. Ma, durante tale passeggiata, scivolano entrambi, staccandosi dal gruppo. Inizia così, per loro, un cammino di lenta ricerca, tra i boschi e la natura, della strada giusta, quella che li riporti tra gli altri, nella “tranquilla” civiltà, sulla strada già segnata, oltre la natura incontaminata e, dunque, insicura. La loro è una “lotta”, un’ansia contro il sole che, stanco, si lascia spegnere: nel buio del fitto bosco la discesa verso il sentiero diventa una sfida. Questa disgrazia si trasforma, però, in un’occasione di meditazione e di riflessione, quasi di dibattito tra il punto di vista primitivo di Francesco, quale uomo che “si è tirato fuori dal mondo” poiché non vuole più esserne vittima (e carnefice), e quello avvinghiato di modernità di Ruggiero. Il contadino fa riflettere l’avvocato sulla diversa idea che hanno, entrambi, di vacanza e di vita. Se per Ruggiero il riposo è meramente funzionale alla vita che è, principalmente, lavoro (“staccare la spina” significa, per lui, “ricaricarsi” per poi ripartire), per Francesco, invece, la vacanza è uno spazio di piacere, di godimento di attimi incontaminati, laddove la vita stessa deve essere ritmata dalla sola libertà di essere…

Piero Bevilacqua, mediante uno scambio – autentico e terso, come la natura che avvolge i due protagonisti – di parole, di battute tra i due protagonisti, oppone con semplicità e naturalezza due antitetiche e antiche idee di vita, di bellezza. Nel frenetico incedere razionale, pratico, di Ruggiero ci siamo noi, figli dell’oggi, imbrigliati nei nostri doveri, “schiavi di un bisogno inventato”. Nella calma di Francesco, nel suo sguardo lucido ma appassionato, limpido e innamorato (della natura), incantato e disincantato insieme, ci sono i figli di ieri, che oggi faticano a trovare uno spazio certo, nuovo, poiché troppo antico e apparentemente lontano. Due uomini che si oppongono, eppure si sovrappongono, come riflessi insieme in uno specchio naturale, in un fiume che li attende, li conosce e li fa riconoscere, che li salva e li conduce sotto un soffitto di stelle lucenti, di lampioni perenni, per ricordargli la straordinaria fugacità e fragilità dei loro battiti.