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Personal

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California. Una settimana prima del tragico evento la vita di Jack Reacher, operativo della CIA in “fase dormiente”, era tranquilla e caratterizzata dall’ozio più totale. Poi qualcuno, a Parigi, ha tentato di porre fine alla vita del Presidente della repubblica francese. Due colpi secchi in rapidissima sequenza, dalla distanza ragguardevole di circa 1300 metri, dal balcone di un appartamento. Sicuramente l’opera di un cecchino esperto. Così Jack, due giorni dopo, viene chiamato a Fort Lewis a Seattle. Nell’ambiente si dice che tu puoi lasciare l’Agenzia ma l’Agenzia non lascia mai te e questo Jack Reacher lo sa perfettamente. Una volta raggiunta la base, il generale Shoemaker informa l’agente che la Francia ha ufficialmente chiesto il sostegno internazionale per scovare l’attentatore e soprattutto i mandanti, e perciò gli Stati Uniti d’America sono costretti a intervenire. La faccenda si complica quando dalla gascromatografia il proiettile calibro cinquanta risulta essere di fabbricazione americana. La precisione e la pulizia di esecuzione farebbero pensare poi a un gruppo, non a un singolo, con una grande esperienza e preparazione militare come quelle che solo un SEAL potrebbe possedere. La lista dei possibili sospettati fornita dall’ambasciata americana a Parigi è piuttosto corta: solo ventuno nominativi. Reacher non può perdere neppure un minuto per rintracciare e fermare un nemico tanto vicino quanto pericoloso…

Lee Child ritorna con il diciannovesimo capitolo della lunga saga incentrata sull’agente speciale Jack Reacher. Personal è uscito in lingua originale nel 2014 e arriva nel nostro Paese come sequel di Punto di non ritorno. Uno dei temi principali anche in questo caso è quello del ritorno in azione dopo un lungo periodo di inattività. Jack, nonostante il suo tentativo di lasciare per sempre certi ambienti governativi e legati ai teatri di guerra in giro per il mondo, è inesorabilmente costretto a tornare sui suoi passi e rendersi disponibile per il bene del proprio Paese. Il romanzo mantiene i ritmi serrati tipici della produzione sterminata di Lee Child e la critica, compresi nomi eccellenti come Ken Follett, Stephen King, Michael Connelly e James Patterson, lo ha già incoronato uno dei migliori capitoli della serie dello scrittore britannico. Le nuove avventure del nostro “Sherlock Homeless” (Reacher non ha una dimora fissa e gira il mondo per via dei suoi incarichi) mescolano come sempre con sapienza maestose scene d’azione, innervate da una gradevole ironia di stampo britannico. Per la serie va bene eroi, ma non troppo. La spy story convince e non deraglia mai in derive impossibili. Una curiosità: presto il personaggio di Jack Reacher tornerà sul grande schermo, dopo la parentesi di quattro anni fa con La prova decisiva, sempre interpretato da Tom Cruise. Nel film è previsto anche un cammeo dello stesso Lee Child.