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Pescirossi e pescicani

Pescirossi e pescicani

Un peschereccio è affondato a Ischia. La notizia arriva in una torrida mattina d’agosto nella semideserta redazione di un piccolo giornale locale. Così, con la maggior parte dei colleghi in ferie, tocca al giovane cronista – Sandro Di Domenico, chiamato alla napoletana Di Dome’ – occuparsi della vicenda e mettere insieme le prime informazioni che arrivano dall’ANSA. Il compito non è proprio facile, giacché nell’immediatezza dell’incidente sono davvero pochi i particolari noti. Si sa appena che il mercantile “Jolly Grigio” della Linea Messina, intorno alle nove del mattino, ha affondato il peschereccio “Giovanni Padre” con il suo equipaggio di tre uomini proprio nelle vicinanze dell’Isola Verde. Padre e figlio sono dati per dispersi e ricercati nelle acque del Golfo mentre l’unico sopravvissuto è stato ripescato e portato in ospedale a Ischia. Nessun indizio sulla dinamica dello scontro e sulle reciproche rotte dei natanti, dal cargo arrivano poche lapidarie parole di un membro dell’equipaggio del mercantile che spiegano: “Non ci siamo accorti dell’impatto”. Per il resto è davvero arduo aggiungere altro. Perché la fonte in Capitaneria di Porto alla quale il cronista di consueto attinge è in vacanza e al Granatello di Portici, il porticciolo dal quale ogni notte parte la “Giovanni Padre”, tutti quelli che possono essere di aiuto per mettere insieme altri dettagli si sono fiondati a Ischia: chi per offrire una mano nelle ricerche dei dispersi, chi per stare vicino all’unico sopravvissuto… che proprio a Di Dome’, qualche anno dopo, riuscirà finalmente a svelare parte del mistero…

Un incidente in mare come ce ne possono essere tanti, poi la difficile ricostruzione della dinamica e delle responsabilità attraverso i racconti dei familiari delle vittime e dei testimoni, quindi la consapevolezza che quell’evento possa trovare una spiegazione esaudiente e possa offrire nuova luce ad altri casi del genere. Ed ecco che da un fatto di cronaca nasce un avvincente romanzo-verità. Scrive l’autore Sandro Di Domenico, apprezzato freelance alla prima esperienza letteraria, proprio alla fine del volume: “A volte rimetto in fila gli appunti e penso… Dovevo limitarmi a scrivere un articolo, ma era chiaro non fosse abbastanza”. Pescicani e pesci rossi: da una parte i colossi del mare, protagonisti di una serie di incidenti che in modo strano sono concatenati tra loro, spesso legati ai traffici illeciti di rifiuti, protetti da potenti uffici legali che scoraggerebbero anche il più audace dei reporter; dall’altra quelli che hanno visto colpire i propri cari mentre erano impegnati solo a fare il loro dovere, e vivono sospesi, umiliati da una giustizia ingiusta o semplicemente in attesa che la giustizia renda loro giustizia, sapendo bene che non sempre ciò accade, e andando a dormire di notte con gli occhi aperti come i pesci rossi per la paura che non li abbandona. Di Domenico ha avuto coraggio e anche la buona penna per raccontarla questa storia. Così nasce un’opera che rientra a pieno titolo in quel genere molto bello ma poco praticato dei romanzi-verità, dei romanzi-reportage. Torna in mente Truman Capote e il suo A sangue freddo.