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Peter Pan - Integrale

Peter Pan - Integrale

Londra, inverno del 1887. Il freddo, la fame e la povertà segnano le esistenze nei bassifondi della grande città. Per i piccoli orfani ospiti del Children’s Hospice l’unico diversivo è rappresentato dalle storie di Peter. Il ragazzino che di tanto in tanto si ferma da loro è un menestrello formidabile. E nessuno come lui è in grado di riempire i loro cuori quando descrive come sia avere una madre: “Una mamma è calda come un guanto senza buchi... La mia, in più, è bella... Bellissima! Quando si avvicina piano piano per dirmi che mi vuole bene... Le parole che mi sussurra sono inebrianti vapori di profumo che mi avvolgono il cuore...”. Peter è intelligente, e grazie a mister Kundal ha imparato a leggere e scrivere e può mettere qualcosa sotto i denti. Tra gli avventori della taverna dove i due trovano riparo, si vocifera che il legame tra il vecchio e il ragazzino tredicenne abbia un fondamento osceno. In realtà Kundal tiene sotto la sua ala protettiva Peter perché ne ha conosciuto il padre: un uomo taciturno e introverso, con la passione per le storie, per i sogni, e soprattutto per la vita di mare. Nonostante avesse perso i genitori in un naufragio, una volta raggiunta l’età per poter disporre del denaro di famiglia, aveva acquistato una nave. E quando sua moglie gli aveva annunciato di aspettare un figlio, aveva preso la via del mare, solo per trovare compimento al proprio destino in un altro naufragio, esattamente come sua madre e suo padre prima di lui. Di quell’uomo Kundal conserva ancora un libro: un testo sui miti greci, pieno di storie, donatogli prima di quel viaggio fatale. Quel libro ora è nelle mani di Peter, che, ne è certo, saprà trarne racconti che delizieranno gli orfani. L’anziano è l’unico adulto che Peter consideri amico. Gli altri sono infidi, lascivi. Pronti a deriderlo, umiliarlo. Pronti a violarne lo spirito, e il corpo. Del resto, persino la sua mamma non ha mai avuto un gesto di affetto verso di lui, lo attende solo per intimargli di procurarle da bere, ed è pronta a sbatterlo fuori di casa se non le porterà una bottiglia di brandy. A qualunque costo. Se crescere, diventare adulti, significa divenire come lei, come loro, Peter, ha deciso, non crescerà...

“Non voglio nulla che mi leghi a questo mondo! Li lascio alle loro miserie... E dimenticherò tutto, Campanellino... Tutto. Sì... Tutto! Tranne chi sono. E sarò per sempre Peter Pan. L’eterno fanciullo. Guarda, Campanellino... Il bene, il male... Ogni cosa prima o poi finisce. Solo i sogni sono eterni”. Régis Loisel riscrive le origini degli iconici personaggi nati dalla penna di James Matthew Barrie, fedele alla caratterizzazione originale, intessuta di echi gotici e inquietanti chiaroscuri, cancellandone ogni edulcorazione di disneyana reminiscenza. Le vicende precedono idealmente la storia raccontata in Peter Pan e Wendy. Lo scenario è tuttavia molto diverso da quello dei signorili Giardini di Kensington e dalle case dell’alta borghesia di Mr e Mrs Darling. La cornice è la Londra vittoriana delle bettole, della prostituzione diffusa, dei quartieri degradati, dell’alcol che diviene l’unico e l’ultimo rifugio dei disperati; non a caso i passi di Peter finiranno con lo sfiorare le tracce del famigerato Jack lo Squartatore. L’autore è chiaro nelle sue intenzioni sin dalla prima tavola (“Freddo, fame e povertà si erano dati appuntamento per allestire il palco...”): quella che rappresenta non è una fiaba per bambini. Sulla scena c’è un ragazzo, orfano di padre, dominato dalla tragica figura di una madre alcolista, violenta, rifiutante. Una donna che ha tentato di utilizzare la carta della gravidanza per legare a se l’uomo che le avrebbe consentito di uscire dalla povertà, ritrovandosi abbandonata, e presto vedova. Un ragazzo in bilico tra una infanzia negata e una adolescenza che, teme, lo porterà ad essere simile agli adulti che lo circondano: gretti, violenti, maliziosi, schiavi delle pulsioni. I tentativi delle meretrici delle strade dei bassifondi di “farne un uomo” - come quelli delle sirene sull’Isola-Che-Non-C’è di suscitarne l’interesse sessuale -, sono destinati a infrangersi contro un muro insormontabile, la cui estensione e le cui fondamenta si possono intuire nel capitolo Opikanoba, in una delle sequenze più crude e drammatiche di tutta l’opera, su cui gli psicologi troverebbero parecchio da commentare. Il solo adulto a cui Peter presta ascolto è mister Kundal: un uomo che per evitare rimpianti ha scelto di non rischiare, non scegliere. In altre parole, non vivere appieno; un adulto rimasto nel cuore bambino, che spinge Peter a restare agganciato all’età dei sogni, a non permettere al tempo di erodere il potere della fantasia. Ma il prezzo da pagare per chi sceglie di non crescere è altissimo: l’oblio, la perdita dei ricordi, l’incapacità di sviluppare empatia, con conseguenze che nel finale del graphic novel diverranno tragicamente evidenti. Régis Loisel, classe 1951, disegnatore francese (La ricerca dell’augello del tempo, Le Grand Mort), già collaboratore dei Walt Disney Studios nei lungometraggi animati Mulan e Atlantis, sceneggiatore e regista (Spatss!) ha completato la saga in un arco temporale di ben quattordici anni, dal 1990 al 2004, costruendo una galleria di personaggi indimenticabili, a partire da una originalissima Campanellino con calze autoreggenti in pelle di vespa. L’edizione integrale di Peter Pan viene finalmente riproposta in una sontuosa edizione che nel grande formato esalta gli inchiostri e gli acquerelli del maestro, racchiusi nelle sue tipiche griglie a quattro colonne. Nel 2012 lo stesso Loisel ha firmato la sceneggiatura di Peter, film per la regia di Nicolas Duval mai terminato, da cui è stato tratto un evocativo cortometraggio che gli appassionati con un po’ di dimestichezza con il francese (o con i sottotitoli in inglese) sapranno di certo apprezzare.