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Pezzi dal regno della litweb

Meglio scrivere che drogarsi, o bere, o rubare. È un altro genere di dipendenza, è vero, ma è meglio quella dalle parole, anche quella dai libri, piuttosto che qualsiasi altra, compresa la dipendenza da un uomo... Non è facile essere una donna e nemmeno un uomo pensante: in questo mondo c’è solo posto per un pensiero uguale, omologato, comune a tutti, perché un “forse” potrebbe essere la chiave per un’umanità normale... Galileo ce lo ha insegnato, nel Cinquecento, che dobbiamo fare la prova: solo l’esperimento, infatti, può dirci ciò che è vero e ciò che non lo è... Cinquanta, sessanta anni è il tempo per un nuovo guardare, guardando a un passato importante nel quale riconoscersi, perché... “Io c’ero!”, anche se erano altri tempi, altra educazione, altre modalità di vita, ma anche altra felicità. E ora che è arrivato il tempo dei bilanci, ci si chiede come sia possibile che tutto sia così cambiato... Possibile che non siamo in grado di risvegliarci e di rimetterci sulla giusta carreggiata? La storia sta prendendo un corso pericoloso, razzismo, fascismo, organizzazioni militarizzate, odio sociale, povertà, urla. Chi urla di più, vince? Non è facile ribellarsi al conformismo, ma alcuni scrittori lo scrivono, affinché anche gli altri sappiano... Il tempo delle donne è ancora a disposizione di un lui, di una famiglia, di un figlio, di un nipote. Soprattutto è sempre tempo perso ad aspettare un lui che detta tempi e modalità. Sei pronta? Il cammino è ancora lungo per le donne, troppe vengono uccise e picchiate, troppe (tutte?) chiudono gli occhi sulle “innocenti evasioni” di lui, purché torni a casa...

Riflessioni, non pezzi. Peraltro riflessioni che dovrebbero suggerirne altre al genere femminile. Un guardarsi intorno in questo mondo sempre più triste per aver messo al bando i cervelli. Una visione cruda e reale di ciò che ci circonda, che vorrebbe condurci a dire tutti gli stessi sì e no, a fare le stesse scelte (condizionate). Perché a qualcuno fa comodo. La vita, il matrimonio, o comunque la convivenza fra due persone perfettamente estranee, i figli, il lavoro, il quotidiano. L’indulgenza (troppa) nel perdonare le delusioni, gli inganni, la mancanza di rispetto. Parla per l’autrice anche l’uso della punteggiatura, che è contemporaneamente una ribellione e un non volersi fermare perché si hanno tante cose da dire. E poi l’intreccio costante della vita con le canzoni, con quei testi (già, ancora parole) che hanno e hanno avuto un significato profondo nei nostri giorni. Ma, come dice Ippolita Luzzi, certe parole vanno sottolineate, più e più volte, perché altri sappiano, perché gli altri possano riflettere, perché altri possano prendere decisioni con la propria testa. Almeno questo è quello che alcuni sperano, quei pochi che hanno capito, ragionando, che strana piega sta prendendo questo mondo, solo perché la maggior parte ha abbandonato la propria facoltà di pensare con la propria testa, scegliendo di omologarsi, piuttosto che sentirsi differenti solo per un modello più vecchio di cellulare, un vestito non più alla moda, piuttosto che, magari, perché non si è ancora letto un determinato libro. Perché la cultura è questo, non altro.