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Piano nobile

Piano nobile

A due passi dai Quattro Canti, crocevia centrale della Palermo del secolo scorso, Palazzo Sorci si prepara a dire addio al capofamiglia Enrico. Corre l’anno 1942 e tra le bombe degli Alleati e i rigurgiti di una guerra che lentamente si avvia al suo esito, la numerosa famiglia Sorci, “varia come una congrega senza governo”, sta per scrivere un nuovo capitolo della sua storia. Una rivoluzione che cambierà tutto, per non cambiare nulla nelle mire esistenziali di ciascuno. Inchiodato al letto, Enrico Sorci ascolta il pipitiare che, da dietro la porta della sua stanza, intona l’affaccendarsi dei suoi parenti, riuniti come ogni giorno per il pranzo di famiglia. E mentre otto ruote di anelletti al forno attendono di essere scaravoltate su vassoi di argento, Enrico ripercorre i suoi anni da leone, la vita dissoluta da scapolo in una Palermo da assaporare voracemente. Gli errori e gli orrori consumati in famiglia e i ricordi delle tante donne, usate più che amate, ora affollano la stanza. Enrico chiede perdono ai fantasmi che gli sfilano davanti. Alla moglie Rosaria, che non ha mai amato, alle figlie a cui, neonate, non ha concesso il diritto di vivere, per non gravare sul patrimonio familiare. Fuori dalla sua stanza, il piccolo mondo antico della sua comunità domestica continua a esistere e a brigare nel piano nobile del palazzo. Tradimenti, invidie, latrocini e silenziose violenze familiari tengono inchiodati i Sorci a una vita misera benché opulenta, pur nella disgrazia della guerra. È flebile ma autorevole la voce di Cola, il figlio maggiore, colto e affascinante, annichilito dalle passioni frustrate, consapevole e giusto nel proprio ruolo di nuovo capofamiglia. Il suo amore fedifrago per la cognata Laura de Nittis ha generato una delle creature più luminose della famiglia Sorci, Carlino. Ed è proprio grazie a lui, bello e coraggioso, libero e puro, che si farà la rivoluzione nel baluardo di tradizioni e conformismo che è palazzo Sorci...

Scrittrice talentuosa e appassionata, Simonetta Agnello Hornby sembra nata per “cuntare”. La sua vivace immaginazione intesse trame, descrive paesaggi urbani e contesti molteplici, innestando la finzione narrativa nella realtà storica, senza mai venir meno a un patto di fedeltà con il lettore. Forte di un’attività di documentazione e studio accurata, riesce a ricamare con il filo della fantasia sulla trama della Storia, quella vera, dando volti e voci alla gente che la storia la fa o la subisce in silenzio. E ancora una volta, in questo secondo capitolo di una saga iniziata con Caffè amaro (2016) e che prosegue con Punto pieno (2021), l’Agnello Hornby sceglie di raccontare le vicende di una ricca famiglia isolana, incrociando di tanto in tanto, la via maestra dei fatti storici, contrassegnati da guerre, invasioni e scelte della politica. Ma come afferma Cola, “La politica non è soltanto cosa di corti reali o parlamenti, la politica è ciò che tiene assieme qualsiasi aggregazione umana, e non c’è nulla di più politico di una famiglia”. E il governo di una famiglia del secolo scorso e tradizionalista come i Sorci implica decisioni spesso mortifere, matrimoni combinati, atti d’imperio e di rassegnata ingiustizia. Uno statuto ben sintetizzato nelle parole di Laura de Nittis, che a palazzo Sorci ha assaporato il vino dolce del vero amore e il fiele di un marito violento: “Le famiglie sono famiglie e chissà ancora per quanto impediranno, nasconderanno, confonderanno”. In ultimo, ma non per Il romanzo è costruito attraverso i monologhi e gli scambi epistolari dei personaggi che si affacciano sulla ribalta. Un testo che, pur facendo a meno dei dialoghi, non esita in descrizioni lunghe e asfissianti, né allenta mai la presa sul lettore.