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Piccole infinitudini

Piccole infinitudini

Corre una vena poetica delusa e disillusa nel sistema arterioso di Mauro Macario, alimentata da una espressione desistente che spoglia il mondo dalle sue tinte consolatorie. Alla base della sua creatività poetica, un tempo caratterizzata dal flusso tumultuoso e prolungato di un verseggiare corrosivo e sferzante, segnato dallo sdegno e dell’invettiva, ora agisce invece una forma di riposta mestizia e di amaro distacco dagli eventi a cui ogni suo pensiero critico riconduce: “Lo stacco dal mondo / è avvenuto / sulla banchina / sono io l’esodo / pur senza partire / solo sulla terra / più vuota del cielo”. La cadenza dei versi assume un tocco Ineffabile che fluisce pacato, qualcosa di lieve e al tempo stesso fermo e lapidario come lo sguardo smarrito del poeta che si aggira tra le rovine di una stagione di cui porta tutti i segni di crisi e di sofferenza: “Il senso dello spreco / accumulato negli anni / è buono per il compost / fermenta il sogno / invano concimato / abbatte la speranza / potata alle radici / appassisce o slancio / in età di disincanto”. Fino alla rassegnata, cioè sapiente e non concitata, consapevolezza di una deriva che lo spinge a ragionare intorno ai cambiamenti da cui è necessario ancorché tardivo prendere le distanze: “Noi siamo un mondo finito / l’oblio di tutta una generazione / s’infrangono gli ultimi strepiti / l’onda anomala ricopre un’epoca / derubandola di un antico tesoro”…

Mauro Macario vive rinchiuso in un risentito isolamento per sottrarsi agli indesiderati e incresciosi effetti dalla deriva di un’epoca che volge irreversibilmente al tramonto. La cruda realtà del tempo come sempre gli si proietta dinanzi, ma il “corsaro eretico” ha esaurito la vis polemica e ha assunto ormai un atteggiamento di ripiegamento interiore che lo induce a perlustrare intime zone di affetti e di ombre passate. Macario, inoltre, accorcia i componimenti e rimodula la cadenza del linguaggio poetico alla pratica della memoria che impregna i versi per rievocare figure ed eventi di un vissuto che ha disperso, durante l’intenso tragitto compiuto, sentimenti inespressi, scelte mancate e ferite dolorose che ora rimbalzano dalla piena degli anni. Il suo è un tentativo di disperato coraggio, che si appoggia sulla forza restituiva della memoria, sui tratti ora nostalgici o malinconici, ora caustici o ironico di una poesia che forse non è più alternativa al peggio. Non manca, tra le qualità del libro, una dinamica compositiva che mira ad un misurato approccio concettuale. Forse il frutto meritato di un’esistenza consacrata alla scrittura e alla reiterata pratica del pensiero, che lascia nondimeno più rimpianti che certezze. E i fili tangibili di un’amarezza che stringono al libro l’animo del lettore.