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Piccoli miracoli e altri tradimenti

Piccoli miracoli e altri tradimenti

Diverse sono le cose che accadono nello stesso giorno, quello in cui suo marito, Raffaello l’artista, prepara i segnaposto a tavola per tutti e su ciascuno scrive un nome, mentre su quello per lei scrive semplicemente “Mamma”, con la emme svolazzante. Che poi, suo marito, mica si chiama davvero Raffaello: il suo nome è Raffaele e, quando era giovane, tutti lo chiamavano Lello e basta. È diventato Raffaello quando ha cominciato ad avere visibilità – ora sta portando avanti una pratica parecchio costosa per farsi cambiare il nome anche sui documenti – e ad accettare ogni tipo di lavoro, perché c’era un mutuo da pagare. E lei, Antonella, che ha sempre amato insegnare e prendersi cura dei suoi studenti, ha fatto invece il concorso da preside, sempre per poter contare su uno stipendio fisso… Lei non crede in Dio, ha davvero dimenticato che ne possa esistere uno. Ma dio non si è dimenticato di lei e la indica, una domenica poco prima delle due di pomeriggio, mentre suo marito sta caricando la lavastoviglie, suo figlio si è appena chiuso in camera e lei si è appena lavata le mani dalle vongole e dal peperoncino. Appena avviato il computer e premuto il tasto della prima lettera – una D maiuscola – dio la indica. E le dice “Tu”. Il che è un invito a preparare la valigia, perché c’è un’isola greca, con una piccola pineta che la ombreggia, ad attenderla. E sull’isola c’è un uomo che ha appena messo in fresco del vino resinato e ha messo ad arrostire delle acciughe. Quell’isola la attende. E nell’esatto momento in cui lei permette al suo cuore di credere, eccola approdata sull’isola, con i piedi nudi sulla sabbia… Quando Viviana muore, la zia solleva la piccola Marta – quattro anni – di peso dalla stufa della cucina, dove se ne sta ferma da parecchie ore, e la trascina attraverso le varie stanze della casa, fino alla bara aperta della madre: deve guardarla prima che si proceda con la chiusura della cassa. Alessio, invece, non è presente in quel momento: lui è circondato da tutti gli altri uomini del paese. Ed è l’unico a cui, quella notte, viene concesso di dormire. E riesce a dormire di un sonno davvero profondo, steso sul letto a baldacchino della stanza degli ospiti, su cui si è coricato senza svegliarsi, sfinito dalla malattia che, pian piano, gli ha assottigliato la moglie e contro la quale Viviana ha, invece, tentato di lottare con tutte le sue forze…

Dodici racconti scritti, come affermato da Valeria Parrella stessa, “in un tempo esitante e doloroso, pieno di rassegnazione e amore”; dodici piccole storie i cui protagonisti si muovono tra i confini di un’irrequietezza che per alcuni di essi si fa rassegnazione, ma per altri no, per altri rappresenta un momento di passaggio verso un altrove che è un diverso respiro, quello della speranza che le cose possano diventare diverse da ciò che sono. È il caso, per esempio, della protagonista di una delle storie centrali, L’ultima spiaggia, che non si rassegna e, attraverso una sorta di viaggio extrasensoriale, si vede trasportata in un’isola lontana da casa, un altrove in cui prendere fiato e allontanarsi, anche solo per un attimo, da una quotidianità rassegnata. Sono figure estremamente interessanti le protagoniste dei vari racconti: c’è Antonella – la mamma del racconto d’apertura – che si vede vecchia, ma riesce a trovare un istante di sollievo quando capisce che esiste uno sguardo, diverso rispetto a quelli sempre uguali e vuoti del suo quotidiano, cui può affidarsi per percepirsi diversa. C’è una madre che subisce l’abbandono da parte del marito, lo vive con rassegnazione e ne nasconde i segni – i panni e le scarpe ormai fuori moda dell’uomo che l’ha lasciata– in un ripostiglio di casa e del suo cuore. C’è una cassiera che prova a prendere di petto il proprio dolore e ad affrontarlo, per riuscire a vincerlo. Ci sono situazioni diverse, ma accomunate da sentimenti contrastanti che tuttavia convergono verso una rassegnazione di fondo cui l’autrice guarda con una certa dose di ironia, che rende la lettura particolarmente fluida e godevole. Valeria Parrella sa utilizzare le parole, riempirle di significato e offrirle al lettore, che le gusta con piacere, sia che compongano un romanzo più corposo, sia che riguardino una serie di racconti, più brevi ma ugualmente profondi e densi di significato.