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Pietr il Lettone

Pietr il Lettone

Primi anni Trenta, Parigi. Un primo telegramma urgente della Commissione Internazionale di Polizia Criminale (CIPC) di Vienna avverte la Sûreté Général che il pericoloso criminale conosciuto come Pietr il Lettone è in viaggio su di un treno diretto a Brema. Un secondo telegramma, del Polizei-Presidium di Brema, segnala Pietr il Lettone in direzione Amsterdam o Bruxelles. Un terzo telegramma, stavolta compilato dalla Nederlandsche Centrale in Zake Internationale Misdarigers, la polizia olandese, avverte che il criminale è salito sul treno “Stella del Nord” scompartimento G 263 carrozza 4, direzione Parigi. E la cosa è confermata da un quarto telegramma, proveniente dal Belgio. Il commissario Maigret, della prima Squadra Mobile, “largo e pesante, le mani in tasca, la pipa all’angolo della bocca”, si reca quindi alla Gare du Nord per intercettare il treno all’arrivo. Piove forte. La gente si stringe nei cappotti. Maigret si piazza al binario 11, dove una piccola affolla aspetta la “Freccia del Nord”. Sta lì, enorme, con le spalle poderose che disegnano una grande ombra. La gente lo urta ma lui resta “immobile come un muro”. Il treno arriva, Maigret scruta tra i passeggeri che scendono, individua Pietr il Lettone, lo vede avviarsi tranquillamente all’uscita. Quando fa per seguirlo, il passaggio viene bloccato. La gente protesta e Maigret, temendo di perdere la sua preda, chiede ai ferrovieri perché non fanno più passare. Un delitto, gli spiegano. C’è un morto sul treno. Nella ritirata della carrozza 5. Maigret si qualifica, sale sul treno, ispeziona il cadavere. Se non avesse visto poco prima Pietr il Lettone scendere tranquillo penserebbe che si tratti di lui. Gli stessi connotati, gli stessi baffetti biondi tagliati a spazzola, sotto un naso a punta. Le stese sopracciglia chiare e rade, le stesse pupille di un grigio verdognolo. È stato ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo. Il commissario scende dal treno. Piove sempre più forte, un vero temporale flagella Parigi. Maigret chiama un tassì e si fa portare all’Hotel Majestic, uno dei più belli sugli Champs-Élysées. È per caso appena arrivato un nuovo ospite arrivato a Parigi con la “Stella del Nord”? Sì, è qui. Pietr il Lettone è qui…

Scritto nel 1929, pubblicato per la prima volta nel 1931 (in Italia nel 1933) dapprima sulla rivista “Ric et Rac” e poi in volume, Pietr il lettone è ufficialmente il primo in ordine cronologico dei settantacinque romanzi e ventotto racconti della saga del Commissario Maigret (non contiamo le riduzioni cinematografiche e televisive perché rischieremmo sicuramente di dimenticarne qualcuna, talmente numerose sono), ma non è stato curiosamente il primo a essere stato pubblicato: lo ha preceduto Il defunto signor Gallet. In realtà, un personaggio di nome Maigret era già apparso in quattro romanzi firmati da Simenon con pseudonimi, ma in questi il commissario era una figura secondaria e a malapena abbozzata, così lo scrittore belga ha preteso che non fossero considerati parte della saga. Leggere a quasi un secolo di distanza questo seminale noir è un’esperienza abbastanza spiazzante. L’atmosfera è quella che ti aspetti, da hard-boiled DOC: una Parigi notturna flagellata dalla pioggia, uomini con il cappello, donne fatali o sboccatissime, bar malfamati, alcol, droga, pistole (solo nella trasferta di Maigret a Fécamp – forse per certi versi il momento più felice del romanzo – la situazione cambia radicalmente). Il protagonista è un personaggio interessante: un poliziotto granitico, taciturno, un carrarmato che fa tutto da solo e non si ferma nemmeno quando gli sparano. Il villain è originale e fascinoso: sfuggente (le sue apparenti identità multiple sono il cuore della trama), viscido, pericoloso ma al tempo stesso fragile. Lo stile è ancora molto primitivo – sebbene si intraveda in brevi lampi il Simenon che verrà – e abbonda in maniera che oggi definiremmo dilettantesca di punti esclamativi. Traspare un velato razzismo, mentre invece l’antisemitismo dell’autore è lampante e – visto il periodo a cui risale il romanzo – inquietante. Luci e ombre, quindi: ma senza dubbio una lettura necessaria, almeno come testimonianza della nascita di un mito della letteratura e del cinema.