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Pineapple Street

Pineapple Street

Sasha nei giorni buoni si sente una privilegiata per il fatto di vivere in quella casa di Brooklyn sviluppata su quattro piani, che potrebbe tranquillamente contenere tutti e dieci i monolocali in cui Sasha ha vissuto fino ad allora. Nei giorni più duri, invece, le sembra di trovarsi in una specie di capsula del tempo piena di ricordi, quelli delle storie d’infanzia e degli affari di famiglia di Cord, suo marito. Si tratta infatti della casa che i suoceri hanno lasciato a lei e a Cord quando hanno deciso di sposarsi: la potranno abitare per tutto il tempo che vorranno e, in caso di futura vendita, poi, la somma che se ne ricaverà verrà distribuita in parti uguali tra loro e le sorelle di Cord. Chip e Tilde, il papà e la mamma di Cord, si sono trasferiti in un complesso immobiliare a due isolati di distanza ma, a parte i vestiti, Sasha non riesce a capire cosa i due si siano portati nella nuova casa. È ancora tutto lì, incluso il letto a baldacchino, in camera, sul quale Sasha fatica a dormire... Il problema di Georgiana è presto detto. Ha preso una tremenda cotta per Brady e le sue guance diventano irrimediabilmente rosse quando lo vede. Lavorano insieme, ma lei non riesce a guardarlo neppure durante le riunioni. Lui è più grande di lei, ha forse una trentina d’anni, e ogni volta che Georgiana lo incontra, nei corridoi o alla fotocopiatrice, distoglie lo sguardo, come se fosse accecata dal sole. I due lavorano in una fondazione no-profit in un vecchio palazzo in Columbia Place. Georgiana è una semplice collaboratrice, mentre Brady è più impegnato nel cuore dell’organizzazione: è già stato in Uganda e in Afghanistan e appare in tutti gli scatti che riguardano la fondazione... È tardo pomeriggio e Darley si trova, insieme ai figli, al parco giochi di Brooklyn Bridge, vicino agli scivoli. Si è seduta sui gradini in pietra e osserva i figli che corrono e intanto ordina con il cellulare una serie di prodotti alimentari. I bambini prima si mettono in fila, tutti e cinque, per salire sullo scivolo, poi Darley nota che sono tutti riuniti sotto lo scivolo, intenti a fissare qualcosa. Poco dopo Poppy le si avvicina, seguita a ruota da Hatcher, e porge alla madre qualcosa, chiedendole di aggiustarlo. Si tratta di un piccione. Un piccione morto...

Due sorelle e una cognata. Ecco le tre protagoniste femminili di una storia che ha un potenziale ricco, ma non decolla mai. Darley, Georgiana e Sasha sono molto diverse tra loro. Figlie di immobiliaristi newyorchesi – snob e straricchi – le prime due, più semplice e modesta la terza, moglie del fratello delle prime due, è apparentemente accettata dalle cognate e dagli suoceri, che la vivono in realtà come una fastidiosa intrusa. La frizione tra i privilegi e le ambizioni personali obbliga ciascuna delle protagoniste a operare una scelta fondamentale: negare se stesse e ciò che si rappresenta, oppure osare di rompere ogni schema precostituito per tentare di essere felice. Il tentativo di Jenny Jackson, quindi, è quello di realizzare una sorta di commedia di classe, in cui vengono messi alla luce vizi – tanti – e virtù – poche – della classe ricca americana. In realtà, purtroppo, si tratta di un tentativo riuscito solo in parte: i personaggi presentati dall’autrice appaiono bidimensionali e piuttosto scialbi; in alcuni casi l’arco di trasformazione è talmente rapido e improvviso da risultare del tutto inverosimile; i medesimi concetti vengono sottolineati più volte finendo con il rallentare il ritmo della storia; le sequenze dialogiche sono risicate e non sempre interessanti. Una piuttosto fastidiosa sovrabbondanza di frasi fatte e un eccessivo indulgere nella retorica finiscono per depotenziare una storia che avrebbe avuto qualcosa da raccontare. Va osservato poi che anche il tentativo di rendere ironici i passaggi principali della storia non è del tutto riuscito. Infine, va sottolineato con disappunto che la fase di editing non risulta curata come avrebbe dovuto. Un esempio per tutti: in una scena in cui viene mostrata una delle protagoniste durante un ricevimento, la si mostra indossare un lungo abito color ghiaccio che, magicamente, si trasforma alla pagina successiva in un tubino blu. Scivoloni di questo tipo minano in un attimo il patto di credibilità che ogni autore dovrebbe stringere con il proprio lettore. Ed è un vero peccato.