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Plastica

Plastica

I colori (“Blu, bianco, rosso si percuotono nel vento. Il rosso schiaffeggia il bianco, che arrossisce di vergogna, in presenza dell’impassibile blu”), gli animali, i fiori (“Tutti i fiori sono in abito lungo, salvo i fiori di campo, i quali portano abiti fino al ginocchio per scorrazzare meglio nel bosco”), l’acqua, il vento, il viso, gli occhi (“Lo sguardo ricama nella gioia, fa a maglia nella sofferenza e cuce nella noia, come per rattoppare nel lenzuolo del tempo gli strappi dei minuti orfani di relazioni”), la religione (“L’uomo cerca, prima di tutto, una religione confortevole. L’intolleranza delle religioni prelude al loro declino. Le chiese, per essere gremite, devono essere come delle sdraio per il cuore, e non trespoli di tortura dello spirito”), la vita oltre la morte, le donne (“Le donne mangiano spettegolando e gli uomini spettegolano mangiando... A colazione, momento in cui le pietanze sono scarse e rapide, le donne tengono il passo. Al contrario, durante gli interminabili banchetti e le cene, in cui le pause sono lunghe, sono le voci degli uomini a dominare”), l’arte, la politica (“Nelle assemblee, l’umore influisce sulle decisioni più delle idee. E sono più spesso quelli che fanno ridere a ottenere il voto, che quelli che fanno pensare”): sono questi i temi principali trattati dagli aforismi scritti da colui che il poeta, drammaturgo e librettista Wystan Hugh Auden ha definito uno dei massimi scrittori francesi del secondo Dopoguerra insieme a Emil Cioran...

Gli aforismi scorrono uno dopo l’altro in questo volume, senza soluzione di continuità. I testi, a volte una semplice frase, altre delle riflessioni più profonde, si susseguono senza un ordine preciso, toccando ora un tema, ora un altro. Si comprende tuttavia chiaramente perché Malcom de Chazal sia stato descritto come un autentico Nature poet, ovvero un letterato interessato all’esperienza umana generale, ai punti di contatto e di separazione che esistono fra l’uomo e tutti gli esseri che quest’ultimo identifica come “altro” rispetto a sé. Numerosi pensieri, infatti, mettono uno di fronte all’altro l’uomo e l’animale, l’uomo e l’acqua, l’uomo e il cielo, l’uomo e i fiori. Soprattutto questi ultimi assumono una corporeità che li rende protagonisti della scena e permette di osservarli anche nelle loro parti più nascoste. Questa analisi così intima forse si poggia anche sulle competenze ingegneristiche e pittoriche dell’autore. Come volendo comprendere il funzionamento anche del più piccolo ingranaggio, de Chazal smonta gli oggetti del proprio pensiero per poi ricostruirli applicando alla lingua gli strumenti del pittore, ovvero plagiando e inventando le parole perché rappresentino ciò che la vista ha colto. Ma va anche oltre: la percezione del mondo avviene tramite i cinque sensi e quindi le parole devono essere in grado di trasferire tutte le sensazioni coesistenti. Ne deriva uno stile ricco di neologismi, calembours, metafore, similitudini sorprendenti e spesso inaspettate, da leggere “a piccole dosi” per assaporarne meglio il sapore principale e il retrogusto.