Antimonio

Antimonio

La dignità desolata di una donna che si assottiglia in un afflitto disincanto. Perché le crepitanti fiamme del tormento che le divorano il paesaggio interiore non producano ormai più rumore, più sofferenza, più attesa di riscatto: “C’è voluto molto tempo / per scegliere quali promesse / far scivolare via dalle dita / come anelli calzati di notte / quando il sangue / rende le mani più grosse / dove tutto va afferrato e trattenuto / prima che il sole torni a ristabilire / un equilibrio, / una forma di decoro”. La tenerezza malinconica di una donna sola, alle prese con i fantasmi di una vita mancata: “La parola che mi somiglia / è imperfetta / è cornice tremula / per un quadro sempre più / fermo, più dritto. / L’unica che mi può ricondurre / con esattezza/ là dove non sono mai stata”. Come un grido soffocato la sua confessione assume le sembianze di un delirio onirico su cui si fa materia viva come “antimonio” una forma di una frustrazione contrastata e sofferta: “Al risveglio / ho sempre cura / di mettere gentilmente in fuga / i fantasmi notturni. / Me li tengo puliti, do loro un nome / a volte persino una casa in cui fare ritorno. / Al solito, / mi mostro fin troppo accogliente / con il tormento / occasionale”. Come le braccia che si alzano al risveglio i sogni vorrebbero svettare tra le alture, mentre il vento insolente del tempo le tiene bloccate come slanci rinchiusi nell’involucro buio della vita: “Mi lascio scivolare / le braccia lungo i fianchi / attendo entri la luce sufficiente / per compiere un solo gesto involontario”…

Flavia Cidonio, classe 1992, dopo essersi formata in sceneggiatura, regia cinetelevisiva e drammaturgia, collabora attualmente con il centro studi Ipermedia CDE di Roma. È autrice di testi teatrali e di racconti. Nella presente antologia poetica raccoglie componimenti di breve e media lunghezza, di semplice e diretta comunicatività, caratterizzati da una scrittura sobria e garbata. Versi onesti e disadorni, volutamente lontani da illuminanti accensioni, che assorbono tonalità da un’aura sospensiva e malinconia in cui le riflessioni affiorano in tutta la loro disincantata rassegnazione dinanzi al baratro che si apre tra lo sguardo esteriore e le percezioni interiori. L’autrice finisce in tal modo per consegnarci una silloge che risulta caratterizzata dal segno di una comunicazione vera e autentica. Pagina dopo pagina la sua voce poetica si fa sempre più concreta e si ode l’accento inaudito dell’insoddisfazione più profonda ma che pure consente alla poesia di spirare come un soffio umile e tenero tra i sogni frustrati dall’inesorabilità di un destino avverso. Antimonio non è un libro commovente ma tragico: dolore puro ricacciato nel pensiero come un pianto di vetro. Lo stesso che conosce solo chi ha visto dietro un vetro, senza poterla accarezzare, la sagoma di una persona cara andare via.



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