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Dove non siamo stati

Dove non siamo stati

“Questa mattina ci siamo svegliati / presto e all’alba siamo usciti in giardino / si diceva da tempo / che dovesse succedere qualcosa di lacerante / Che fosse oggi, però, questo / non lo sapevamo”. Il risveglio che profuma di consapevolezza, quell’antica conoscenza che sembra trovare realizzazione, in quel preciso istante, in quel determinato giorno e momento. “Ma c’era / un presentimento nell’aria-quasi / un fremito animale a preannunciare l’evento”. Le sensazioni, quelle che non sbagliano mai, le emozioni primordiali, quelle a cui a volte non diamo ascolto, in realtà non cadono mai in errore e anche ora hanno urlato, come fosse una bestia a esprimere tutto il proprio dolore. “Così senza una parola / abbiamo preso il corpo / lo abbiamo lavato con cura / vestito come per affrontare un lungo viaggio cullato alla luce piena del giorno”. Quando giunge il fatto compiuto, quando giunge a realizzazione quello che da sempre si sa, non ci sono parole che tengano, può regnare solo il silenzio. “Avevamo convissuto per venti anni / eppure già non ci apparteneva più / Avevamo capito che era arrivato il momento / Importante e necessario”, nel distacco è il lasciar andare: l’attaccamento è la peggiore delle mancanze. “Lo abbiamo seppellito nell’erba alta / senza indugiare, con il capo / rivolto verso le nostre finestre e gli occhi / ben visibili / due punti di luce tra le sterpaglie / Gli occhi accolgono la luce e continuano a vedere anche nelle tenebre”. Dagli occhi passano le emozioni e le più vive sensazioni. Sarà così per sempre?

Un testo che mescola poesia a prosa questo Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto, consegnando al lettore un libro intriso di emozioni, di sofferenza e di speranza. Sono tre gli argomenti trattati dall’autrice. I primi scritti raccontano di quel vuoto importante e devastante che lascia nei suoi cari chi muore. Sensazioni molto forti, che non possono essere abbandonate a se stesse, che devono necessariamente trovare altra collocazione nella mente di chi resta, sotto forma di pensieri e di emozioni. Solo in questo modo la dipartita del proprio caro può essere veramente accettata. La penna dell’autrice, nella seconda parte dell’antologia, narra di una sofferenza senza eguali, descrivendo la malattia che colpisce la mente e poi il corpo di una madre, straziandoli entrambi e di un dolore che stritola le viscere della donna e quelle di chi l’assiste, di chi le sta accanto. L’ultima sezione è interamente dedicata alla Sicilia del tempo che fu, alle persone che hanno fatto la sua storia, a tutto quello che l’ha caratterizzata. Versi che disegnano sapientemente luoghi e usanze, carichi di dovizia di particolari, che prendono per mano il lettore accompagnandolo in posti magici, come se entrasse in una magnifica cartolina di altri tempi. Asciutta e lineare la scrittura della Vivinetto, capace di esprimere concetti di carattere universale, pur parlando di situazioni e persone a lei legate. Nessuno può e deve sfuggire al passato, a quel tempo che infondo ci appartiene. Si fa urgente la necessità di rivestirlo unicamente di ricordi e di passioni, liberandolo da tutto ciò che è inutile. Il vissuto è la nostra guida, perché tutto quello che è stato, rivisitato con la consapevolezza e la maturità del dopo, ci indica la strada per il futuro. Questo è il concetto base dell’opera dell’autrice siracusana, che a torto o a ragione, esprime in maniera decisa, senza fronzoli alcuni e senza giri di parole. Un buon libro, scritto bene, in cui la poesia ha il ruolo di narrare liberamente di fatti, persone ed emozioni.