La forchetta fidanzata

La forchetta fidanzata

La strada riservata ai veicoli a motore è quella che dà priorità all’animale più importante nello zoo della città, ossia la belva col volante che vive sempre incolonnata come un prete in processione e strilla forsennata senza che ve ne sia la benché minima ragione. Se la strada è sdrucciolevole viene invece da pensare se la macchina che sbanda abbia bevuto, anziché la verde benzina, un po’ troppo rosso Barbera. Quando invece la banchina è pericolosa vuol dire che può cedere e crollare come fosse pastafrolla, mentre nella zona rimozione la macchina è pescata, presa all’amo come fosse una trota salmonata, e forse pensa di essere fritta. Il cartello della pista ciclabile mostra invece come forse se comandasse la bici si sarebbe tutti un po’ più felici, perché i campanelli trillanti farebbero compagnia a volti raggianti, e quando si incontra una salita c’è da pensare, per non fare fatica, che in fondo si tratti di una discesa invertita. Se comincia a piovere il tergicristallo inizia un ballo, e il vicolo cieco è senza luce, senza voce, senza eco…

Pubblicato per la prima volta nel 2004 con un formato diverso – rispetto a quello, originale, stretto e lungo come il segnale del senso unico – per un altro editore e con illustrazioni dalla diversa firma, questo libro, che raccoglie più di cinquanta poesie, varie per metro, forma e lunghezza, ispirate dai cartelli che punteggiano le nostre città e le nostre strade, e che spesso non si conoscono o si fa finta di non conoscere perché si ritiene più comodo e furbo commettere un’infrazione, non preoccupandosi delle conseguenze spesso fatali, è divertente e adatto a tutti. Non si comincia mai troppo presto infatti a fare educazione stradale, così come educazione civica: in generale la conoscenza, quale che sia l’ambito, è l’unico baluardo che possediamo contro l’incultura, e sulle strade quotidianamente purtroppo spesso si muore anche, e c’è sempre la responsabilità di un comportamento errato, o perlomeno incauto. Inoltre Cinquetti dimostra con queste divertenti filastrocche che la lingua può essere anche uno strumento di gioco, simpatico, intelligente, brillante, che induce alla riflessione e fa vedere le cose da un diverso punto di vista: i segnali stradali del resto sono simboli, dunque possono rimandare a tanti e diversi livelli di lettura e d’interpretazione, del mondo e delle cose.



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